Le vacanze del 2026 iniziano sempre più spesso con uno scroll sullo smartphone. Secondo una recente indagine sul turismo digitale, il 79% dei giovani appartenenti alle generazioni Millennial e Gen Z sceglie mete e itinerari lasciandosi ispirare dai contenuti visualizzati su Instagram e TikTok. Un cambiamento che sta trasformando il modo di viaggiare e che vede gli algoritmi sostituire, almeno in parte, il ruolo svolto per decenni dai tour operator.
Dal catalogo al feed: la rivoluzione delle vacanze
Per anni la scelta di una vacanza passava attraverso cataloghi, guide turistiche e consigli degli operatori del settore. Oggi, invece, il primo passo è spesso aprire Instagram o TikTok. Secondo il Global Travel Trends 2026 sul comportamento dei viaggiatori più giovani, il 79% di Millennials e Gen Z utilizza i social come principale fonte di ispirazione per decidere dove andare e quali esperienze vivere.
Un reel che mostra una spiaggia nascosta, un video girato in un borgo sconosciuto o una recensione spontanea di un ristorante possono influenzare migliaia di persone nel giro di poche ore. Gli algoritmi delle piattaforme suggeriscono continuamente nuove destinazioni, trasformandosi di fatto nei nuovi consulenti di viaggio.
Viaggiare per vivere, ma anche per raccontare
La ricerca evidenzia anche un altro aspetto interessante: una larga parte dei giovani è disposta a provare esperienze particolari o fuori dall’ordinario perché considerate interessanti da condividere online. Il viaggio diventa così non soltanto un momento da vivere, ma anche una storia da raccontare attraverso foto, video e contenuti social.
Nascono così itinerari costruiti attorno a location diventate virali, locali scoperti grazie ai creator o attività capaci di generare immagini spettacolari. In molti casi la destinazione stessa viene scelta proprio perché vista ripetutamente nel proprio feed, alimentando un circolo virtuoso — o vizioso — tra popolarità online e flussi turistici reali.
Opportunità e rischi di un turismo guidato dagli algoritmi
Questo fenomeno offre nuove opportunità ai territori meno conosciuti, che possono ottenere una visibilità internazionale senza investimenti pubblicitari milionari. Molti borghi, parchi naturali e attività locali hanno visto aumentare il numero di visitatori proprio grazie alla diffusione sui social.
Allo stesso tempo, però, esistono alcuni rischi. La viralità può portare in poco tempo a fenomeni di sovraffollamento, mentre immagini e video accuratamente selezionati possono creare aspettative difficili da soddisfare.
Nonostante queste criticità, una cosa appare evidente: per una generazione cresciuta con lo smartphone in mano, il tour operator non è più una persona seduta dietro una scrivania, ma un algoritmo che conosce gusti, interessi e desideri e suggerisce, un contenuto dopo l’altro, la prossima destinazione da mettere in valigia.
L’assessore regionale al Turismo Luca Lombardi ha incontrato il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi nell’ambito dell’evento ‘Campioni del mondo – Italia loves Unesco’ che si è tenuto ieri sera all’Arena di Verona alla presenza anche del vicepresidente di Regione Liguria Simona Ferro.
“Ho ringraziato il ministro per il decreto relativo alle agevolazioni per le staff house: ho avuto conferma che alla Liguria sono stati assegnati oltre un milione di euro per le quattro strutture che beneficeranno delle agevolazioni – ha detto Lombardi – Si sosterranno i costi per la locazione degli alloggi con l’intento di favorire condizioni abitative dignitose e stabili per i lavoratori del settore. Questa misura quindi è un ulteriore sostegno per le imprese del settore che va ad unirsi ai bonus erogati dal Patto del Lavoro nel Turismo”. Le 4 staff house della Liguria in questione sono tre alberghi, a Zoagli, Alassio e Rapallo, e una locazione turistica a Magliolo.
È stata pubblicata l’edizione 2026 della guida “Il Mare più bello”, il tradizionale appuntamento che premia le località balneari e lacustri italiane capaci di coniugare la bellezza del territorio con una gestione ambientale eccellente. Per i biologi e gli esperti di scienze ambientali, questa classifica rappresenta un importante indicatore dello stato di salute delle nostre coste e dell’efficacia delle politiche di conservazione della biodiversità marina e delle acque interne.
Il podio del mare: Sardegna e Puglia al vertice. La Sardegna si conferma la regina indiscussa del mare italiano, guidando la classifica con ben sei località a “Cinque Vele”. I riconoscimenti premiano la gestione virtuosa di ecosistemi complessi: da Posada e San Teodoro a Santa Teresa di Gallura nel nord, fino a Baunei a est e Domus de Maria a sud. Di particolare rilievo scientifico e conservazionistico è il riconoscimento a Cabras, sulla costa occidentale, custode dell’Area Marina Protetta della Penisola del Sinis e dell’Isola di Mal di Ventre. Segue la Puglia con cinque vessilli, concentrati nell’Alto Salento Ionico (Nardò e Gallipoli), nell’Alto Salento Adriatico (Otranto e Melendugno) e sul Gargano (Vieste), a testimonianza di un impegno diffuso nella tutela delle acque pugliesi.
Le altre eccellenze costiere. La Toscana si aggiudica quattro bandiere, tutte localizzate nella provincia di Grosseto (Castiglione della Pescaia, Marina di Grosseto, Capalbio e Isola del Giglio), evidenziando l’efficacia della gestione ambientale della Maremma. Tre località premiate per la Campania, tutte nella provincia di Salerno (Castellabate, Pollica-Acciaroli-Pioppi e San Giovanni a Piro). Chiudono la classifica marina la Liguria, con le Cinque Terre, e la Basilicata, con la perla tirrenica di Maratea.
Acque interne: il Trentino-Alto Adige guida i laghi. Sul fronte degli ecosistemi lacustri, fragili indicatori dei mutamenti climatici e della pressione antropica, il Trentino-Alto Adige si conferma al top della classifica 2026. La regione vanta tre laghi a Cinque Vele: Molveno, Fiè e Monticolo. Il monitoraggio scientifico premia l’eccellenza anche in altre regioni:
Piemonte: Lago di Avigliana e Cannero Riviera (Lago Maggiore).Veneto: Lago del Mis e Lago di Santa Croce. Lombardia: Gardone Riviera e Toscolano Maderno, sulla sponda bresciana del Lago di Garda. Abruzzo: Lago di Scanno, nel cuore dell’Appennino centrale.
Il ruolo della biologia ambientale. I riconoscimenti assegnati dalla guida non valutano la mera attrattiva turistica, ma parametri rigorosi come la qualità delle acque, la gestione dei rifiuti, la presenza di aree protette e la tutela della flora e della fauna locali. Per la FNOB, questi risultati sottolineano l’importanza cruciale della figura del biologo ambientale e marino, professionista indispensabile nel monitoraggio delle matrici ambientali, nella pianificazione sostenibile del territorio e nella salvaguardia del nostro immenso patrimonio naturale.
Proseguono le rilevazioni mensili della Camera di Commercio Riviere di Liguria sui dati Excelsior. L’indagine si focalizza sulle principali caratteristiche delle entrate programmate dalle imprese savonesi nel mese di maggio 2026, con focus sulle tendenze occupazionali per il periodo maggio – luglio 2026.
Come emerge dalle elaborazioni del Servizio Informazione economica e orientamento al lavoro della Camera di Commercio Riviere di Liguria sui dati dell’analisi Excelsior, sono 3.010 le entrate complessive programmate a maggio in provincia di Savona. In Liguria, a maggio, le previsioni occupazionali si attestano sulle 14.000 unità, mentre a livello nazionale sono 544.000 i lavoratori ricercati dalle imprese. Nel Savonese sono 10.720 le entrate previste tra maggio e luglio 2026.
Analizzando nel dettaglio il mese di maggio, si rileva che in provincia di Savona nel 14% dei casi le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nell’86% saranno a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita). Le entrate previste si concentreranno per il 79% nel settore dei servizi, per il 79% nelle imprese con meno di 50 dipendenti e l’8% sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, quota inferiore alla media nazionale (13%). In 48 casi su 100 le imprese prevedono di avere difficoltà a trovare i profili desiderati e per una quota pari al 32% le assunzioni interesseranno giovani con meno di 30 anni.
Per una quota pari al 25% le imprese prevedono di assumere personale immigrato. Il 5% delle entrate previste sarà destinato a personale laureato e le tre figure professionali più richieste concentreranno il 50% delle entrate complessive previste. Per una quota pari al 63% delle entrate viene richiesta esperienza professionale specifica o nello stesso settore e le imprese che prevedono assunzioni saranno pari al 22% del totale.
Nel mese di maggio le entrate previste nei principali settori di attività sono: Servizi di alloggio, ristorazione e turistici (1.070), Servizi alle persone (650), Commercio (310), Servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone (180) e Costruzioni (160).
L’indagine del Sistema Informativo Excelsior è realizzata da Unioncamere in accordo con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
A partire dal primo pomeriggio di domani, venerdì 29 maggio, prenderà il via il piano di smontaggio dei cantieri autostradali in vista del prossimo ponte festivo del 2 giugno. “Si tratta di un piano condiviso con i territori e con i concessionari per rendere più fluido il traffico nei periodi festivi, senza per questo rallentare l’avanzamento dei lavori: nei prossimi giorni turisti e residenti avranno a disposizione una rete autostradale quasi del tutto sgombra dalle lavorazioni da Ventimiglia a Luni – spiega l’assessore regionale alle Infrastrutture Giacomo Raul Giampedrone -. Per quanto riguarda i lavori del nodo di Busalla, come stabilito dal tavolo tecnico voluto dal Mit e dalla Regione per condividere la programmazione con il territorio e i suoi sindaci, non sono previste sospensioni durante la primavera e l’estate. In questo modo si potrà arrivare alla conclusione degli interventi con un anno di anticipo rispetto al programma iniziale, garantendo al contempo la costante apertura del casello di Busalla”.
Dettaglio Aspi:
– A10 e A12 completamente libere
– In A26 restano attivi due cantieri tra Masone e Ovada e un cantiere tra Ovada e l’Allacciamento con D26, ma ovunque saranno garantite le due corsie per senso di marcia
– Esclusi dagli smontaggi sulla A7 Genova – Milano il nodo di Busalla e il cantiere della galleria Monreale nella zona a nord di Ronco Scrivia dove, in accordo con i sindaci della Valle Scrivia, i lavori per l’ammodernamento proseguiranno per consentirne la conclusione con un anno di anticipo. Per far fronte alle giornate di maggior traffico in direzione nord durante i rientri dalle festività fino a Ronco Scrivia verranno garantite due corsie.
Dettaglio Concessioni del Tirreno e Autostrada dei Fiori:
- A10 Savona – Ventimiglia: dalle ore 14 del 29 maggio alle 12 del 3 giugno i cantieri verranno rimossi per avere 2 corsie in entrambe le direzioni
- A12 Sestri Levante – Livorno: dalle ore 14 del 29 maggio alle 12 del 3 giugno i cantieri verranno rimossi/riconfigurati per assicurare 2 corsie in entrambe le direzioni.
– A6 Torino – Savona: dalle ore 14 del 29 maggio alle 12 del 3 giugno i cantieri verranno rimossi/riconfigurati per assicurare 2 corsie nella direzione di traffico prevalente ed avere la massima capacità di deflusso
Il turismo italiano nel primo trimestre dell’anno ha goduto di ottima salute e potrebbe prepararsi a nuovi exploit soprattutto grazie agli stranieri, anche se l’estate che si profila potrebbe essere complicata, tra caro prezzi e tensioni internazionali e sanitarie.
Lo certifica l’Istat che in una nota statistica flash registra 23 milioni di arrivi e 71,6 milioni di presenze turistiche con un aumento tendenziale rispettivamente del 4,2% e del 7,5%.
La crescita dei pernottamenti è trainata soprattutto dalla componente straniera (+12,3%), che rappresenta il 54,6% delle presenze totali, confermando il ruolo sempre più rilevante del turismo internazionale. Le presenze dei turisti sono in crescita in tutti i mesi del trimestre, con incrementi più ampi per i turisti italiani nei mesi di febbraio e marzo e una componente straniera in forte espansione soprattutto a marzo. Nel dettaglio rispetto al 2025, infatti, le variazioni più consistenti delle presenze sono state registrate a febbraio e marzo: rispettivamente +3,4% e +2,7% per i turisti italiani e +11,3% e +17,4% per quelli stranieri.
La crescita tendenziale delle presenze interessa sia gli esercizi alberghieri sia quelli extra-alberghieri, ma con intensità differenti. Gli alberghi registrano una crescita più contenuta (+3,9%), mentre il comparto extra-alberghiero evidenzia un aumento molto sostenuto (+14,7%). Nel dettaglio il settore alberghiero ha ospitato 16,0 milioni di arrivi e 46,3 milioni di presenze. L’extra-alberghiero – considerando anche gli alloggi privati in case e appartamenti dati in affitto per periodi brevi per finalità turistiche – ha contribuito con oltre 6,9 milioni di arrivi e 25,3 milioni di presenze. Anche all’incremento degli arrivi ha contribuito soprattutto la componente straniera (+10,2%). Gli arrivi dei residenti registrano invece una lieve diminuzione (-0,8%), dovuta alla flessione nel comparto alberghiero.
Negli esercizi extra-alberghieri è aumentata la presenza dei clienti italiani (+6,5%), ma soprattutto di quelli stranieri (+21,5%). Negli alberghi a una presenza domestica rimasta sostanzialmente stabile (+0,2%) si affianca una crescita più vivace della clientela straniera (+7,5%). Nel primo trimestre, la permanenza media dei clienti negli esercizi ricettivi è pari a 3,12 notti: sostanzialmente stabile rispetto al 2025 e maggiore per gli stranieri (3,53 notti) rispetto agli italiani (2,74 notti).
Soddisfatto il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, che a margine dell’Assemblea nazionale di Confindustria commenta così all’ANSA: “Bene le stime Istat che confermano l’andamento già tracciato dal ministero. Crescono gli stranieri, grazie al consolidato ruolo internazionale dell’Italia, e cresce anche la componente domestica. Aumentano anche i mesi non canonici, febbraio e marzo su tutti, segno che si va verso un turismo ‘tutto l’anno’, senza più stagioni, ma una stagione sola: la stagione del turismo italiano che dura 12 mesi l’anno. Avanti così. Pensiamo positivo e restiamo ottimisti”.
Voglia di relax, buona cucina, attività all’aria aperta e, soprattutto, tanto mare. La Ligurian Riviera si prepara a vivere il primo vero banco di prova della stagione con il ponte del 2 giugno. Complici le temperature in rialzo che hanno già regalato un assaggio d’estate nei fine settimana passati, l’ottimismo tra gli operatori del settore è palpabile. Gli alberghi da Varazze ad Andora sono pronti a registrare un aumento di arrivi e presenze già da venerdì, accogliendo un flusso eterogeneo di coppie e famiglie, con una quota sempre più significativa di turisti stranieri, moltissimi quelli che hanno raggiunto il Savonese grazie alla festa di Pentecoste. A trainare le prenotazioni è un’offerta del territorio che sa rinnovarsi. Come sottolineato da Stefania Piccardo, presidente dell’Unione provinciale albergatori di Savona: «La Riviera è pronta a far vivere un’esperienza a tutto tondo. Non si tratta più solo di voglia di tintarella, ma di accontentare chi cerca qualcosa di più vivo e interessante. E il nostro territorio offre un mix vincente capace di unire le tradizioni locali, l’enogastronomia d’eccellenza e la sostenibilità. Il fiore all’occhiello restano comunque le spiagge, con la Liguria che si conferma saldamente in vetta alla classifica nazionale per il maggior numero di Bandiere Blu ottenute nelle settimane scorse. La provincia di Savona, in particolare, sta intercettando con successo la crescente domanda di turismo esperienziale. La forza del territorio risiede nella sua unicità geografica: la capacità di concentrare il mare, i borghi storici e un entroterra selvaggio nel giro di pochissimi chilometri». Carlo Scrivano, direttore dell’Unione albergatori, conferma i segnali positivi per i mesi caldi, evidenziando come «i turisti premino sempre di più quelle strutture che valorizzano la filiera corta e promuovono un modello di accoglienza consapevole e rispettoso dell’ambiente». Tuttavia, dietro le quinte di questo scenario lusinghiero, non mancano le spine nel fianco che preoccupano le imprese balneari e ricettive. In cima alla lista delle criticità rimangono i nodi legati alle infrastrutture e ai trasporti. «La richiesta corale – conferma Carlo Scrivano – è quella di collegamenti più efficienti e di autostrade finalmente libere dai cantieri, un fattore cruciale per non scoraggiare i turisti a raggiungere la Riviera. Accanto a questo, resta centrale il tema della destagionalizzazione, che necessita di sostegni più incisivi per allungare i mesi di lavoro. La vera emergenza di questa vigilia estate, però, è un’altra: la carenza di personale qualificato. Trovare manodopera specializzata nei servizi di accoglienza e nella ristorazione – dice il direttore di Upasv – è diventato un’impresa. I bonus assunzionali previsti dalla Regione Liguria rappresentano certamente una boccata d’ossigeno, ma non bastano. Il sistema ricettivo locale deve infatti navigare in un mercato globale estremamente competitivo, caratterizzato da un boom di prenotazioni last-minute e da una clientela che, complice il contesto economico attuale, mostra una soglia di attenzione ai prezzi sempre più alta. La sfida per la Riviera è aperta: la bellezza c’è, ora serve il supporto strutturale per farla correre».
Meno voli intercontinentali, più viaggi di prossimità: per l’estate 2026 si registra un calo dei flussi turistici dagli Stati Uniti verso l’Europa, a causa di fattori geopolitici ed economici, a partire dalla guerra in Iran, passando per l’aumento dei prezzi del petrolio, l’incertezza sugli approvvigionamenti di carburante per gli aerei e l’inflazione. Per l’Italia, il secondo Paese Ue più visitato dopo la Spagna, un paracadute al calo dei visitatori oltreoceano può essere rappresentato dai turisti nazionali ed europei, che mostrano una preferenza crescente per le destinazioni domestiche, più vicine e sicure. A dirlo è la ricerca firmata Sojern (agenzia di marketing specializzata nel settore viaggi) per “Il Sole 24 Ore”, secondo cui cresce sul web l’interesse per le vacanze nel Belpaese. Rispetto al 2025 le prenotazioni di voli per l’Italia registrano, infatti, un aumento del +25%, mentre la ricerca degli hotel un +20%. Segnali importanti e incoraggianti, seppur basati su dati non definivi, in quanto ancora la maggior parte delle vacanze deve ancora essere programmata e prenotata. “Per l’Italia sarà fondamentale aumentare il valore percepito dell’offerta, lavorando sulla destagionalizzazione, sulla promozione di territori meno congestionati e su esperienze autentiche ad alta componente culturale ed enogastronomica. Azioni di sviluppo per la domanda domestica, anche di corto raggio, sono da considerare interessanti, visto l’interesse dichiarato dagli italiani”, afferma, a WineNews, Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico. Nel 2026 gli italiani sembrano non rinunciare alle vacanze estive, ma le affrontano con una prudenza senza precedenti. Il 70% degli intervistati ha intenzione di concedersi un viaggio nei prossimi quattro mesi, ma questo desiderio deve fare i conti con un clima di tensione e forte incertezza globale che sta influenzando profondamente le scelte. Queste le principali evidenze anche della ricerca dell’Istituto Piepoli “Turismo: prospettive e opportunità per l’estate 2026”. Certo, gli arrivi domestici non potranno sostituire il mercato statunitense: basti pensare che nel 2025 i turisti americani hanno speso nel nostro Paese 6,605 miliardi di euro. Ad oggi sono ancora loro a mantenere il primato per ricerche di hotel in Italia, ma con un calo del -6,1%. Secondo quanto affermato da Luca Romozzi, commercial director Europe di Sojern, non è il caso di essere catastrofici: anzi, i dati sulle partenze dagli Stati Uniti verso l’Italia suggeriscono un possibile cambiamento nelle scelte dei turisti americani, con una crescita di interesse per il “fine estate”. Per quanto riguarda gli italiani la voglia di viaggiare rimane, ma per le ferie estive si preferisce rimanere in Europa e in Italia: sullo stesso periodo 2024 le ricerche sul web per hotel in Italia sono cresciute del +31,5%. Una tendenza confermata dal nuovo sondaggio dell’Istituto Piepoli – condotto su un campione rappresentativo di 500 intervistati – che rivela come, nonostante una forte voglia di viaggiare, oltre la metà degli italiani (54%) ha cambiato idea o è incerta sul da farsi a causa del complesso e instabile scenario mondiale. L’aumento dei prezzi (voli, energia, inflazione) e la sicurezza sono le due principali preoccupazioni. La destinazione preferita rimane l’Italia (56%), seguita dall’Europa (29%) e dai Paesi extra Ue (9%). Il dato più significativo dello studio riguarda il cambiamento delle abitudini dovuto alla situazione internazionale: il 54% degli intervistati, infatti, ammette di aver modificato i propri piani. In particolare, il 23% si è orientato verso mete considerate più sicure e il 21% ha scelto di restare nei confini nazionali rinunciando all’estero. La situazione internazionale pesa “molto o abbastanza” sulle decisioni di viaggio per ben il 67% del campione. La preoccupazione principale che guida queste scelte è l’aumento dei prezzi (65%): il caro voli, l’energia e l’inflazione rappresentano l’ostacolo maggiore. E il “caro vita” pesa, inevitabilmente, sui portafogli: se il 48% manterrà lo stesso budget dell’anno scorso, ben il 34% degli italiani si vede costretto a diminuire la spesa per le vacanze rispetto all’anno precedente. Questo scenario si inserisce, poi, in un contesto psicologico complesso: il sentimento generale nei confronti della vita è peggiorato per il 45% degli intervistati negli ultimi mesi, con una minima parte che vede, invece, dei miglioramenti (9%). “I dati della ricerca dell’Istituto Piepoli confermano che il turismo resta un pilastro fondamentale del nostro sistema economico – afferma il presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti – ma ci dicono anche che siamo di fronte a un viaggiatore profondamente prudente e informato. Se da un lato il 70% degli italiani non intende rinunciare a un periodo di vacanza, dall’altro emerge una chiara richiesta di protezione: protezione del proprio potere d’acquisto, minacciato dall’aumento dei prezzi, e protezione della propria sicurezza in un contesto internazionale instabile. Come Camera di Commercio di Roma – conclude Tagliavanti – riteniamo che questa forte spinta verso le mete nazionali possa rappresentare anche un’opportunità che le nostre imprese devono saper cogliere, puntando su un’offerta di qualità che sappia bilanciare alti standard a costi sostenibili. La sfida per l’estate 2026 non sarà solo attrarre più visitatori, ma trasmettere valori come accoglienza, qualità e sicurezza che, oggi più che mai, rappresentano il vero valore aggiunto del made in Italy”. “Il rallentamento della domanda turistica dagli Stati Uniti verso l’Europa conferma un cambiamento nei comportamenti di viaggio degli americani – spiega Roberta Garibaldi – pur restando l’Italia una destinazione fortemente desiderata e percepita come sicura, il peso crescente dell’inflazione, dei costi di viaggio e del tasso di cambio sta riducendo la propensione ai viaggi intercontinentali. È quanto emerge dalla nostra ricerca con Aite – Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, anche se il 57% degli intervistati dichiara probabile una vacanza italiana nei prossimi 12 mesi. In parallelo – continua Garibaldi – si rafforza la tendenza verso viaggi di prossimità e destinazioni considerate più accessibili economicamente, fenomeno che potrebbe incidere sui flussi turistici internazionali del 2026. Per l’Italia sarà quindi fondamentale aumentare il valore percepito dell’offerta, lavorando sulla destagionalizzazione, sulla promozione di territori meno congestionati e su esperienze autentiche ad alta componente culturale ed enogastronomica. Azioni di sviluppo per la domanda domestica, anche di corto raggio, sono da considerare interessanti, visto l’interesse dichiarato dagli italiani”. A confermare la solidità del sistema arrivano anche i dati del Ministero del Turismo, secondo cui tra gennaio e marzo gli arrivi turistici sono aumentati del 5,5%, mentre le presenze – cioè il numero complessivo di notti trascorse nelle strutture ricettive – sono cresciute del 6,8%. Il tutto in un contesto di prezzi più competitivi: le strutture ricettive italiane hanno registrato tariffe mediamente inferiori del 7% sul 2025 durante i ponti di primavera. Il mercato internazionale rimane il grande motore dell’incoming italiano. Sono oltre 76 milioni i turisti stranieri attesi nelle destinazioni italiane, confermando il peso crescente del mercato estero, che vale, ormai, oltre il 55% delle presenze complessive previste. Un primato che si costruisce su un brand-Paese tra i più forti al mondo: cultura millenaria, enogastronomia, paesaggi unici. Secondo l’analisi di Federturismo la Banca d’Italia, nel suo aggiornamento di inizio anno, ha confermato la traiettoria positiva. A gennaio 2026, le entrate turistiche sono cresciute del 3,8% sullo stesso mese 2025, con la crescita della spesa dei viaggiatori esteri dovuta in misura sostanzialmente analoga a quelli provenienti dai Paesi Ue (3,8%) e a quelli dai paesi extra-Ue (3,6%). L’avanzo della bilancia turistica si è attestato, nel complesso del 2025, a 22,7 miliardi di euro – l’1% del Pil. Quanto ai mercati di provenienza, la fotografia è articolata. I Paesi europei – Germania, Francia, Paesi Bassi, Austria, Svizzera – restano stabilmente in cima ai flussi verso l’Italia. Nel 2024 erano aumentate soprattutto le entrate da alcuni Paesi dell’area dell’euro, principalmente Germania e Spagna, e dall’Asia. Sul fronte americano, invece, si apre una crepa. L’estate 2026 del turismo italiano è, dunque, uno specchio fedele del tempo che viviamo: resiliente, ma ansioso, ricco di numeri positivi eppure attraversato da correnti di incertezza. Chi saprà leggere i segnali – puntando su qualità, autenticità ed esperienza – avrà un vantaggio enorme, con la certezza che il Belpaese resta una destinazione irresistibile per i turisti di tutto il mondo.
Per la prima volta Regione Liguria prende parte alla manifestazione Routes Europe insieme all’Aeroporto di Genova, entrando così in uno dei più importanti appuntamenti europei dedicati al mondo delle rotte aeree e della mobilità internazionale. Nei corridoi del Palacongressi di Rimini si incontrano compagnie aeree, aeroporti, enti turistici e destinazioni provenienti da tutta Europa, e la Liguria sceglie di esserci presentandosi come un territorio capace di andare ben oltre la dimensione della mera vacanza estiva.
“Come Regione Liguria, in partnership con l’aeroporto Cristoforo Colombo che l’anno scorso ha superato 1,5 milioni di passeggeri registrando il record assoluto che certifica Genova e la Liguria quale importante meta turistica, partecipiamo per la prima volta a Routes Europe la principale fiera europea dedicata allo sviluppo delle rotte aeree – dichiara l’assessore regionale al Turismo Luca Lombardi –. Siamo a Rimini con l’obiettivo di rafforzare la connettività internazionale e l’attrattività turistica del territorio”.
Anche durante questa seconda giornata di fiera, lo stand ligure diventa uno spazio di incontro e confronto con operatori e vettori internazionali interessati a conoscere più da vicino il potenziale della regione. L’obiettivo è rafforzare i collegamenti con Genova e con l’intero territorio ligure, mostrando come dietro una destinazione turistica ci sia un sistema compatto fatto di istituzioni, infrastrutture, accoglienza e imprese.
“Come Aeroporto di Genova siamo felici di partecipare insieme a Regione Liguria a uno degli appuntamenti più importanti al mondo per la mobilità aerea dove poter consolidare ulteriormente il dialogo con le compagnie e, più in generale, gli operatori del settore” ha dichiarato Francesco D’Amico, Direttore Generale Aeroporto di Genova –. L’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova – ha proseguito D’amico –, svolge un ruolo strategico non solo come porta di accesso a una regione, la Liguria, capace di concentrare un patrimonio straordinariamente ricco di mare, borghi, cultura, outdoor ed eccellenze enogastronomiche, ma anche come infrastruttura strategica a servizio dello sviluppo economico della regione. Per costruire nuove opportunità di collegamento e sostenere una domanda turistica sempre più distribuita durante tutto l’anno è fondamentale la collaborazione con le istituzioni del territorio. Occasioni come queste evidenziano come attraverso un approccio sistemico è possibile valorizzare appieno il potenziale della Liguria sui mercati nazionali e internazionali”.
La partecipazione a Routes Europe si inserisce infatti in una strategia più ampia che punta a rendere la Liguria sempre più raggiungibile in ogni stagione, favorendo flussi distribuiti lungo tutto l’anno e valorizzando un’offerta unica nel panorama internazionale. Anche lo stand mira a raccontare questa idea di Liguria: non uno spazio puramente espositivo, quindi, ma un ambiente immersivo pensato per evocare atmosfere, colori e paesaggi tipici della regione. A completare l’esperienza, la degustazione di dolci tipici liguri, a cura del genovese Biscottificio Grondona, proposta come gesto di accoglienza e occasione di dialogo informale tra incontri e appuntamenti di lavoro.
Pur richiamando il Codice del consumo, la nuova disciplina si colloca all’interno della legge annuale sulle PMI e presenta una chiara finalità di tutela del tessuto imprenditoriale, con effetti indiretti anche sul piano della protezione dei consumatori.
Recensioni online turismo e ristorazione, il nodo dell’applicazione
Dal punto di vista operativo, il Capo VI della legge annuale sulle PMI n. 34/2026 offre una lettura parziale del fenomeno e pone un problema di architettura tecnica, sia giuridica che informatica. Queste disposizioni settoriali e nazionali si innestano in un ecosistema globale e dominato da piattaforme digitali con sede e struttura giuridica fuori dall’Italia. Ne deriva un possibile disallineamento strutturale in cui la legge interviene su un mercato locale, ma non controlla l’infrastruttura digitale su cui quel segmento costruisce la propria reputazione.
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Le disposizioni si applicherebbero alle imprese della ristorazione e del turismo situate in Italia, ma le recensioni che le riguardano sono nella maggior parte dei casi raccolte, gestite e rese visibili da piattaforme come Trustpilot o Tripadvisor, che operano secondo modelli contrattuali e in giurisdizioni diverse.
In questa prospettiva si inseriscono i richiami al Digital Services Act, in particolare al diritto delle imprese di segnalare contenuti illeciti ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 2, e alla possibilità per le associazioni di ottenere la qualifica di segnalatori attendibili ai sensi dell’articolo 22.
Sono prerogative non del tutto nuove, infatti anche prima dell’intervento legislativo, le imprese potevano segnalare contenuti ritenuti illeciti e chiedere la loro rimozione sulla base del quadro già delineato dal Digital Services Act e delle policy interne delle piattaforme. La novità della disciplina sta quindi più nella tipizzazione dei requisiti di liceità e nel tentativo di rafforzare la posizione delle imprese, che nell’introduzione di diritti innovativi.
Piattaforme, imprese italiane e destinatari degli obblighi
Questo disallineamento tra disciplina nazionale e ecosistema globale apre una questione destinata a diventare centrale nei prossimi mesi, che riguarda l’effettiva portata soggettiva della disciplina e l’individuazione dei destinatari degli obblighi.
In teoria, le nuove regole sembrano rivolgersi alle piattaforme, chiamate a garantire autenticità, tracciabilità e aggiornamento delle recensioni. Se per le piattaforme stabilite in Italia, come Feedaty o Pagine Gialle, l’adeguamento appare relativamente lineare, più complessa è la posizione delle piattaforme di titolarità straniera. Si pone quindi il problema di comprendere nei confronti di quali soggetti l’Autorità garante della concorrenza e del mercato possa esercitare i propri poteri investigativi e sanzionatori ai sensi del Codice del consumo e in che misura tali poteri possano incidere su operatori stabiliti all’estero.
Nel concreto, l’applicazione della disciplina sembra ricadere in larga parte sulle imprese italiane, chiamate a monitorare, contestare e richiedere la rimozione dei contenuti attraverso strumenti che non controllano e che non sono stati progettati per recepire un sistema di verifica così strutturato. È proprio in questo passaggio che la norma cambia natura, trasformandosi da intervento regolatorio sul mercato digitale in un problema operativo per le PMI del settore turistico.
Il problema tecnico delle nuove regole sulle recensioni online
Esaminando più approfonditamente la norma, emerge un secondo livello di tensione tra norma e sistema meno discusso: quello tecnico. Le nuove regole introducono criteri giuridici molto specifici per la configurazione del carattere illecito della recensione, che presuppongono, per essere applicati, una capacità di controllo e classificazione dei contenuti che oggi le piattaforme non sono strutturate per garantire su base territoriale e settoriale. Si pensi ad esempio al termine di 30 giorni entro cui pubblicare una recensione o la necessità di dimostrare l’effettiva fruizione del servizio tramite la documentazione fiscale rilasciata dall’esercente.
Tecnicamente, una piattaforma dovrebbe essere in grado di distinguere, all’interno dello stesso sistema, le recensioni relative a un ristorante italiano da quelle relative a una struttura francese o spagnola, applicando regole diverse a seconda della localizzazione dell’impresa recensita. Inoltre, dovrebbe anche identificare con precisione il perimetro del settore turistico-ristorativo, separandolo da altri ambiti merceologici, e verificare caso per caso se l’utente abbia effettivamente usufruito del servizio, spesso offline e senza alcuna integrazione digitale con la piattaforma stessa.
Modelli chiusi e piattaforme di recensioni aperte
Non tutte le piattaforme, tuttavia, presentano lo stesso livello di complessità. Esistono modelli chiusi, come quello adottato da Airbnb o Booking.com, in cui la possibilità di rilasciare una recensione è subordinata alla conclusione di una transazione e all’effettiva fruizione del servizio. In questi casi, la verifica dell’esperienza è incorporata nell’architettura stessa della piattaforma e non richiede interventi esterni. Diverso è il caso delle piattaforme di recensioni “aperte”, come Trustpilot, che raccolgono contenuti anche al di fuori di un rapporto contrattuale diretto tra utente e impresa, rendendo molto più complessa, se non in alcuni casi impraticabile, l’applicazione di criteri come la prova dell’esperienza o i limiti temporali di pubblicazione.
Le aziende che operano online, inoltre, conoscono bene la difficoltà di applicazione dei meccanismi di verifica delle recensioni, anche quando provengono da persona fisica che abbia effettivamente utilizzato il servizio o la prestazione, e anche quando sono illecite, per esempio quando includono affermazioni diffamatorie. Le imprese che usufruiscono, volenti o nolenti, dei servizi offerti da Trustpilot incorrono quotidianamente nelle difficoltà di segnalare recensioni lasciate in violazione delle loro stesse linee guida e di vedere applicati i termini e condizioni ove sottoscritti.
Ma non solo, in questo contesto, la legge crea una forte disparità tra le imprese italiane del settore turismo/ristorazione e le imprese di altri settori, creando dei criteri aggiuntivi per chiedere la rimozione delle recensioni, così sollevando un potenziale problema di disparità di trattamento tra operatori economici. Si consideri ad esempio che una struttura ricettiva di Napoli può avvalersi di strumenti più ampi per ottenere la rimozione di una recensione non veritiera rispetto, ad esempio, a una società produttrice di materassi con sede a Verona, pur in presenza di analoghe esigenze di tutela reputazionale.
Recensioni false e architetture globali delle piattaforme
L’implementazione concreta dei meccanismi previsti dalla Legge n. 34/2026 è a dir poco utopistica. Si tratta di un salto qualitativo significativo rispetto agli attuali modelli operativi. Le piattaforme di recensioni funzionano su logiche standardizzate e scalabili, basate su criteri uniformi a livello globale; introdurre regole differenziate per singoli ordinamenti nazionali implica una revisione profonda delle architetture tecniche e dei flussi di gestione dei contenuti.
Non è un caso che, già nelle fasi preparatorie della norma, le osservazioni della Coalition for Trusted Reviews, collaborazione intersettoriale che riunisce, tra gli altri, Amazon, Booking.com, Expedia Group, Glassdoor, Tripadvisor e Trustpilot, abbiano evidenziato che i limiti temporali brevi comprimono la possibilità per i consumatori di condividere esperienze autentiche, riducono il patrimonio informativo disponibile online e non costituiscono, di per sé, un reale deterrente contro i circuiti organizzati di false recensioni.
Syndication review e circolazione dei contenuti reputazionali
A questa complessità se ne aggiunge un’altra meno visibile, ma ugualmente dirompente per l’ecosistema digitale delle recensioni: quella relativa alla circolazione autorizzata dei contenuti reputazionali tra piattaforme e operatori terzi, la cd. syndication review. L’articolo 20 della legge vieta infatti l’acquisto e la cessione a qualsiasi titolo, anche tra imprenditori e intermediari, di recensioni online, apprezzamenti o interazioni, indipendentemente dalla loro successiva diffusione. La formulazione è volutamente ampia e, secondo il dossier parlamentare, è stata mantenuta proprio per colpire la compravendita di recensioni anche nei rapporti tra operatori economici, in coerenza con i divieti europei sulle pratiche commerciali ingannevoli.
Proprio questa ampiezza apre un’area di incertezza applicativa. Occorre chiedersi che cosa accade nei casi in cui un sito, un gestionale, un comparatore o una catena alberghiera ottenga da una piattaforma il diritto di ripubblicare recensioni autentiche tramite licenza o integrazione API. Si tratta di una pratica diffusa nell’economia digitale delle recensioni e, in linea di principio, compatibile con il quadro del Codice del Consumo. Il punto è che, se il divieto venisse letto in modo strettamente letterale, anche questa forma di circolazione autorizzata delle recensioni potrebbe essere astrattamente ricompresa nella nozione di acquisto o cessione “a qualsiasi titolo”, pur in assenza di manipolazione del contenuto o di artificiosa creazione del consenso.
Per gli operatori del settore il punto è tutt’altro che teorico. Ne deriverebbe un effetto paradossale dove nel tentativo di colpire le pratiche manipolative, si finirebbe per creare incertezza anche su strumenti tecnici oggi utilizzati per valorizzare feedback reali e migliorare la trasparenza verso il cliente. Finché non arriverà il chiarimento attraverso le linee guida dell’Autorità Antitrust, la zona grigia resterà aperta e gli operatori paralizzati.
Contratti internazionali e tutela delle PMI italiane
Il quadro si complica ulteriormente quando dal piano normativo nazionale si passa a quello contrattuale. Le grandi piattaforme sulle quali si costruisce una parte rilevante della reputazione digitale delle imprese turistiche e della ristorazione operano infatti sulla base di termini e condizioni predisposti unilateralmente, che disciplinano l’uso del servizio e i meccanismi di gestione dei contenuti, comprese le recensioni. Il rapporto piattaforma-business non coincide solo con la presenza online, ma si inserisce in un assetto contrattuale standardizzato a livello internazionale, nel quale la legge applicabile e il foro competente sono spesso collocati fuori dall’Italia.
Qui emerge l’ennesimo disallineamento operativo. La legge italiana introduce obblighi e divieti destinati a incidere sul valore economico delle recensioni per le imprese del turismo e della ristorazione situate in Italia. La gestione di quei contenuti, però, resta affidata a piattaforme estere che applicano procedure di segnalazione, moderazione e rimozione costruite secondo policy interne e cornici giuridiche diverse, che nei migliori dei casi integrano il diritto europeo, come i regolamenti P2B e DSA. Così, l’impresa italiana può trovarsi protetta in astratto dalla disciplina nazionale, ma costretta in concreto a muoversi dentro regole operative che non coincidono con essa.
L’effettività della tutela non dipende soltanto dalla legge, ma anche dal modo in cui la piattaforma organizza i propri processi e dal margine che il contratto lascia all’impresa per far valere le proprie ragioni. Per molte PMI del turismo e della ristorazione, il tema non sarà solo capire quando una recensione possa essere contestata, ma verificare se il quadro contrattuale della piattaforma consenta davvero di rendere efficace la tutela riconosciuta dalla legge italiana.
Tripadvisor, Trustpilot ed Expedia davanti al problema della giurisdizione
Basta guardare ad alcuni dei principali operatori del mercato per cogliere la portata del problema. Tripadvisor richiama la legge del Commonwealth of Massachusetts e la giurisdizione esclusiva dei tribunali del Massachusetts. Trustpilot, pur avendo radici danesi, opera oggi da Londra e disciplina il rapporto con gli utenti business attraverso termini soggetti alla legge inglese. I siti partner di Expedia Group devolvono invece le controversie ai tribunali di King County, Washington. In tutti questi casi, l’impresa italiana che voglia contestare la gestione di una recensione o far valere un interesse protetto dalla nuova disciplina nazionale si trova a interagire con piattaforme che collocano il rapporto contrattuale dentro ordinamenti diversi da quello italiano.
Il discorso è in parte diverso per operatori come Booking.com o Airbnb. Anche qui il rapporto è governato da leggi straniere, rispettivamente olandese e irlandese, ma comunque europee e armonizzate, e ci si muove in sistemi più chiusi, nei quali la recensione è normalmente connessa a una transazione effettiva e inserita in un ecosistema controllato dalla piattaforma. Questo non elimina il tema della giurisdizione, ma lo rende meno critico sotto il profilo della verifica dell’esperienza e della genuinità del contenuto.
Il ruolo dell’AGCM tra precedenti e nuovi poteri
A rendere ancora più evidente questa tensione sono alcuni precedenti che mostrano quanto sia difficile, per il legislatore nazionale, incidere davvero sul funzionamento di piattaforme globali. Il caso Trustpilot è particolarmente significativo. A marzo 2026 l’AGCM ha sanzionato la piattaforma per pratiche commerciali scorrette, contestando tra l’altro la scarsa trasparenza su alcuni servizi a pagamento, l’incidenza di tali servizi sul ranking e sul punteggio delle imprese recensite e il modo in cui veniva rappresentata ai consumatori l’affidabilità del sistema di recensioni. Questo è rilevante perché sposta l’attenzione dalla singola recensione falsa all’architettura reputazionale costruita dalla piattaforma. Per le imprese del settore turistico e della ristorazione, infatti, il problema non è solo la presenza di contenuti non genuini, ma anche il modo in cui questi contenuti vengono organizzati, valorizzati e presentati al pubblico.
Il precedente Tripadvisor, in una fase storica diversa nel 2014, aveva già mostrato la complessità del tema. Anche in quel caso l’attenzione regolatoria si era concentrata sull’affidabilità delle recensioni e sulla percezione generata nei consumatori, ma l’annullamento della sanzione da parte del TAR aveva evidenziato quanto sia difficile tradurre in obblighi giuridicamente solidi il controllo di un ecosistema digitale fondato, per sua natura, sulla raccolta e sulla gestione di contenuti generati dagli utenti.
Linee guida AGCM e limiti strutturali della disciplina
In questo quadro, la nuova disciplina non può ancora considerarsi pienamente applicabile nella sua dimensione operativa. Il testo rinvia infatti alle linee guida dell’AGCM per orientare le imprese sull’interpretazione dei requisiti di liceità delle recensioni e per chiarire il perimetro di alcuni passaggi che, allo stato, restano incerti.
Per essere davvero efficace, il futuro intervento applicativo dovrà chiarire prima di tutto chi è tenuto a fare cosa. Si potrà indicare quali obblighi gravano sulle imprese, quali standard probatori minimi devono essere rispettati per contestare una recensione e come distinguere tra piattaforme aperte, sistemi chiusi e ipotesi di syndication lecita. Si potrà anche orientare il mercato su una lettura della norma più coerente con la ratio europea, concentrata sulle recensioni false, sulla manipolazione reputazionale e sull’uso ingannevole dei sistemi di rating.
Resta però il limite strutturale. L’AGCM può applicare la disciplina italiana e sanzionare pratiche scorrette che producono effetti sul mercato italiano, anche quando coinvolgono operatori esteri. Non può invece, da sola, imporre a piattaforme stabilite all’estero un generale obbligo di riprogettazione tecnica, o di monitoraggio preventivo, o di modifica dell’impianto contrattuale destinato solo ad un segmento dei propri utenti. Per questo, almeno ad oggi, il problema per le imprese resta soprattutto contrattuale e procedurale.
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