Voglia di relax, buona cucina, attività all’aria aperta e, soprattutto, tanto mare. La Ligurian Riviera si prepara a vivere il primo vero banco di prova della stagione con il ponte del 2 giugno. Complici le temperature in rialzo che hanno già regalato un assaggio d’estate nei fine settimana passati, l’ottimismo tra gli operatori del settore è palpabile. Gli alberghi da Varazze ad Andora sono pronti a registrare un aumento di arrivi e presenze già da venerdì, accogliendo un flusso eterogeneo di coppie e famiglie, con una quota sempre più significativa di turisti stranieri, moltissimi quelli che hanno raggiunto il Savonese grazie alla festa di Pentecoste. A trainare le prenotazioni è un’offerta del territorio che sa rinnovarsi. Come sottolineato da Stefania Piccardo, presidente dell’Unione provinciale albergatori di Savona: «La Riviera è pronta a far vivere un’esperienza a tutto tondo. Non si tratta più solo di voglia di tintarella, ma di accontentare chi cerca qualcosa di più vivo e interessante. E il nostro territorio offre un mix vincente capace di unire le tradizioni locali, l’enogastronomia d’eccellenza e la sostenibilità. Il fiore all’occhiello restano comunque le spiagge, con la Liguria che si conferma saldamente in vetta alla classifica nazionale per il maggior numero di Bandiere Blu ottenute nelle settimane scorse. La provincia di Savona, in particolare, sta intercettando con successo la crescente domanda di turismo esperienziale. La forza del territorio risiede nella sua unicità geografica: la capacità di concentrare il mare, i borghi storici e un entroterra selvaggio nel giro di pochissimi chilometri». Carlo Scrivano, direttore dell’Unione albergatori, conferma i segnali positivi per i mesi caldi, evidenziando come «i turisti premino sempre di più quelle strutture che valorizzano la filiera corta e promuovono un modello di accoglienza consapevole e rispettoso dell’ambiente». Tuttavia, dietro le quinte di questo scenario lusinghiero, non mancano le spine nel fianco che preoccupano le imprese balneari e ricettive. In cima alla lista delle criticità rimangono i nodi legati alle infrastrutture e ai trasporti. «La richiesta corale – conferma Carlo Scrivano – è quella di collegamenti più efficienti e di autostrade finalmente libere dai cantieri, un fattore cruciale per non scoraggiare i turisti a raggiungere la Riviera. Accanto a questo, resta centrale il tema della destagionalizzazione, che necessita di sostegni più incisivi per allungare i mesi di lavoro. La vera emergenza di questa vigilia estate, però, è un’altra: la carenza di personale qualificato. Trovare manodopera specializzata nei servizi di accoglienza e nella ristorazione – dice il direttore di Upasv – è diventato un’impresa. I bonus assunzionali previsti dalla Regione Liguria rappresentano certamente una boccata d’ossigeno, ma non bastano. Il sistema ricettivo locale deve infatti navigare in un mercato globale estremamente competitivo, caratterizzato da un boom di prenotazioni last-minute e da una clientela che, complice il contesto economico attuale, mostra una soglia di attenzione ai prezzi sempre più alta. La sfida per la Riviera è aperta: la bellezza c’è, ora serve il supporto strutturale per farla correre».
Meno voli intercontinentali, più viaggi di prossimità: per l’estate 2026 si registra un calo dei flussi turistici dagli Stati Uniti verso l’Europa, a causa di fattori geopolitici ed economici, a partire dalla guerra in Iran, passando per l’aumento dei prezzi del petrolio, l’incertezza sugli approvvigionamenti di carburante per gli aerei e l’inflazione. Per l’Italia, il secondo Paese Ue più visitato dopo la Spagna, un paracadute al calo dei visitatori oltreoceano può essere rappresentato dai turisti nazionali ed europei, che mostrano una preferenza crescente per le destinazioni domestiche, più vicine e sicure. A dirlo è la ricerca firmata Sojern (agenzia di marketing specializzata nel settore viaggi) per “Il Sole 24 Ore”, secondo cui cresce sul web l’interesse per le vacanze nel Belpaese. Rispetto al 2025 le prenotazioni di voli per l’Italia registrano, infatti, un aumento del +25%, mentre la ricerca degli hotel un +20%. Segnali importanti e incoraggianti, seppur basati su dati non definivi, in quanto ancora la maggior parte delle vacanze deve ancora essere programmata e prenotata. “Per l’Italia sarà fondamentale aumentare il valore percepito dell’offerta, lavorando sulla destagionalizzazione, sulla promozione di territori meno congestionati e su esperienze autentiche ad alta componente culturale ed enogastronomica. Azioni di sviluppo per la domanda domestica, anche di corto raggio, sono da considerare interessanti, visto l’interesse dichiarato dagli italiani”, afferma, a WineNews, Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico. Nel 2026 gli italiani sembrano non rinunciare alle vacanze estive, ma le affrontano con una prudenza senza precedenti. Il 70% degli intervistati ha intenzione di concedersi un viaggio nei prossimi quattro mesi, ma questo desiderio deve fare i conti con un clima di tensione e forte incertezza globale che sta influenzando profondamente le scelte. Queste le principali evidenze anche della ricerca dell’Istituto Piepoli “Turismo: prospettive e opportunità per l’estate 2026”. Certo, gli arrivi domestici non potranno sostituire il mercato statunitense: basti pensare che nel 2025 i turisti americani hanno speso nel nostro Paese 6,605 miliardi di euro. Ad oggi sono ancora loro a mantenere il primato per ricerche di hotel in Italia, ma con un calo del -6,1%. Secondo quanto affermato da Luca Romozzi, commercial director Europe di Sojern, non è il caso di essere catastrofici: anzi, i dati sulle partenze dagli Stati Uniti verso l’Italia suggeriscono un possibile cambiamento nelle scelte dei turisti americani, con una crescita di interesse per il “fine estate”. Per quanto riguarda gli italiani la voglia di viaggiare rimane, ma per le ferie estive si preferisce rimanere in Europa e in Italia: sullo stesso periodo 2024 le ricerche sul web per hotel in Italia sono cresciute del +31,5%. Una tendenza confermata dal nuovo sondaggio dell’Istituto Piepoli – condotto su un campione rappresentativo di 500 intervistati – che rivela come, nonostante una forte voglia di viaggiare, oltre la metà degli italiani (54%) ha cambiato idea o è incerta sul da farsi a causa del complesso e instabile scenario mondiale. L’aumento dei prezzi (voli, energia, inflazione) e la sicurezza sono le due principali preoccupazioni. La destinazione preferita rimane l’Italia (56%), seguita dall’Europa (29%) e dai Paesi extra Ue (9%). Il dato più significativo dello studio riguarda il cambiamento delle abitudini dovuto alla situazione internazionale: il 54% degli intervistati, infatti, ammette di aver modificato i propri piani. In particolare, il 23% si è orientato verso mete considerate più sicure e il 21% ha scelto di restare nei confini nazionali rinunciando all’estero. La situazione internazionale pesa “molto o abbastanza” sulle decisioni di viaggio per ben il 67% del campione. La preoccupazione principale che guida queste scelte è l’aumento dei prezzi (65%): il caro voli, l’energia e l’inflazione rappresentano l’ostacolo maggiore. E il “caro vita” pesa, inevitabilmente, sui portafogli: se il 48% manterrà lo stesso budget dell’anno scorso, ben il 34% degli italiani si vede costretto a diminuire la spesa per le vacanze rispetto all’anno precedente. Questo scenario si inserisce, poi, in un contesto psicologico complesso: il sentimento generale nei confronti della vita è peggiorato per il 45% degli intervistati negli ultimi mesi, con una minima parte che vede, invece, dei miglioramenti (9%). “I dati della ricerca dell’Istituto Piepoli confermano che il turismo resta un pilastro fondamentale del nostro sistema economico – afferma il presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti – ma ci dicono anche che siamo di fronte a un viaggiatore profondamente prudente e informato. Se da un lato il 70% degli italiani non intende rinunciare a un periodo di vacanza, dall’altro emerge una chiara richiesta di protezione: protezione del proprio potere d’acquisto, minacciato dall’aumento dei prezzi, e protezione della propria sicurezza in un contesto internazionale instabile. Come Camera di Commercio di Roma – conclude Tagliavanti – riteniamo che questa forte spinta verso le mete nazionali possa rappresentare anche un’opportunità che le nostre imprese devono saper cogliere, puntando su un’offerta di qualità che sappia bilanciare alti standard a costi sostenibili. La sfida per l’estate 2026 non sarà solo attrarre più visitatori, ma trasmettere valori come accoglienza, qualità e sicurezza che, oggi più che mai, rappresentano il vero valore aggiunto del made in Italy”. “Il rallentamento della domanda turistica dagli Stati Uniti verso l’Europa conferma un cambiamento nei comportamenti di viaggio degli americani – spiega Roberta Garibaldi – pur restando l’Italia una destinazione fortemente desiderata e percepita come sicura, il peso crescente dell’inflazione, dei costi di viaggio e del tasso di cambio sta riducendo la propensione ai viaggi intercontinentali. È quanto emerge dalla nostra ricerca con Aite – Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, anche se il 57% degli intervistati dichiara probabile una vacanza italiana nei prossimi 12 mesi. In parallelo – continua Garibaldi – si rafforza la tendenza verso viaggi di prossimità e destinazioni considerate più accessibili economicamente, fenomeno che potrebbe incidere sui flussi turistici internazionali del 2026. Per l’Italia sarà quindi fondamentale aumentare il valore percepito dell’offerta, lavorando sulla destagionalizzazione, sulla promozione di territori meno congestionati e su esperienze autentiche ad alta componente culturale ed enogastronomica. Azioni di sviluppo per la domanda domestica, anche di corto raggio, sono da considerare interessanti, visto l’interesse dichiarato dagli italiani”. A confermare la solidità del sistema arrivano anche i dati del Ministero del Turismo, secondo cui tra gennaio e marzo gli arrivi turistici sono aumentati del 5,5%, mentre le presenze – cioè il numero complessivo di notti trascorse nelle strutture ricettive – sono cresciute del 6,8%. Il tutto in un contesto di prezzi più competitivi: le strutture ricettive italiane hanno registrato tariffe mediamente inferiori del 7% sul 2025 durante i ponti di primavera. Il mercato internazionale rimane il grande motore dell’incoming italiano. Sono oltre 76 milioni i turisti stranieri attesi nelle destinazioni italiane, confermando il peso crescente del mercato estero, che vale, ormai, oltre il 55% delle presenze complessive previste. Un primato che si costruisce su un brand-Paese tra i più forti al mondo: cultura millenaria, enogastronomia, paesaggi unici. Secondo l’analisi di Federturismo la Banca d’Italia, nel suo aggiornamento di inizio anno, ha confermato la traiettoria positiva. A gennaio 2026, le entrate turistiche sono cresciute del 3,8% sullo stesso mese 2025, con la crescita della spesa dei viaggiatori esteri dovuta in misura sostanzialmente analoga a quelli provenienti dai Paesi Ue (3,8%) e a quelli dai paesi extra-Ue (3,6%). L’avanzo della bilancia turistica si è attestato, nel complesso del 2025, a 22,7 miliardi di euro – l’1% del Pil. Quanto ai mercati di provenienza, la fotografia è articolata. I Paesi europei – Germania, Francia, Paesi Bassi, Austria, Svizzera – restano stabilmente in cima ai flussi verso l’Italia. Nel 2024 erano aumentate soprattutto le entrate da alcuni Paesi dell’area dell’euro, principalmente Germania e Spagna, e dall’Asia. Sul fronte americano, invece, si apre una crepa. L’estate 2026 del turismo italiano è, dunque, uno specchio fedele del tempo che viviamo: resiliente, ma ansioso, ricco di numeri positivi eppure attraversato da correnti di incertezza. Chi saprà leggere i segnali – puntando su qualità, autenticità ed esperienza – avrà un vantaggio enorme, con la certezza che il Belpaese resta una destinazione irresistibile per i turisti di tutto il mondo.
Per la prima volta Regione Liguria prende parte alla manifestazione Routes Europe insieme all’Aeroporto di Genova, entrando così in uno dei più importanti appuntamenti europei dedicati al mondo delle rotte aeree e della mobilità internazionale. Nei corridoi del Palacongressi di Rimini si incontrano compagnie aeree, aeroporti, enti turistici e destinazioni provenienti da tutta Europa, e la Liguria sceglie di esserci presentandosi come un territorio capace di andare ben oltre la dimensione della mera vacanza estiva.
“Come Regione Liguria, in partnership con l’aeroporto Cristoforo Colombo che l’anno scorso ha superato 1,5 milioni di passeggeri registrando il record assoluto che certifica Genova e la Liguria quale importante meta turistica, partecipiamo per la prima volta a Routes Europe la principale fiera europea dedicata allo sviluppo delle rotte aeree – dichiara l’assessore regionale al Turismo Luca Lombardi –. Siamo a Rimini con l’obiettivo di rafforzare la connettività internazionale e l’attrattività turistica del territorio”.
Anche durante questa seconda giornata di fiera, lo stand ligure diventa uno spazio di incontro e confronto con operatori e vettori internazionali interessati a conoscere più da vicino il potenziale della regione. L’obiettivo è rafforzare i collegamenti con Genova e con l’intero territorio ligure, mostrando come dietro una destinazione turistica ci sia un sistema compatto fatto di istituzioni, infrastrutture, accoglienza e imprese.
“Come Aeroporto di Genova siamo felici di partecipare insieme a Regione Liguria a uno degli appuntamenti più importanti al mondo per la mobilità aerea dove poter consolidare ulteriormente il dialogo con le compagnie e, più in generale, gli operatori del settore” ha dichiarato Francesco D’Amico, Direttore Generale Aeroporto di Genova –. L’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova – ha proseguito D’amico –, svolge un ruolo strategico non solo come porta di accesso a una regione, la Liguria, capace di concentrare un patrimonio straordinariamente ricco di mare, borghi, cultura, outdoor ed eccellenze enogastronomiche, ma anche come infrastruttura strategica a servizio dello sviluppo economico della regione. Per costruire nuove opportunità di collegamento e sostenere una domanda turistica sempre più distribuita durante tutto l’anno è fondamentale la collaborazione con le istituzioni del territorio. Occasioni come queste evidenziano come attraverso un approccio sistemico è possibile valorizzare appieno il potenziale della Liguria sui mercati nazionali e internazionali”.
La partecipazione a Routes Europe si inserisce infatti in una strategia più ampia che punta a rendere la Liguria sempre più raggiungibile in ogni stagione, favorendo flussi distribuiti lungo tutto l’anno e valorizzando un’offerta unica nel panorama internazionale. Anche lo stand mira a raccontare questa idea di Liguria: non uno spazio puramente espositivo, quindi, ma un ambiente immersivo pensato per evocare atmosfere, colori e paesaggi tipici della regione. A completare l’esperienza, la degustazione di dolci tipici liguri, a cura del genovese Biscottificio Grondona, proposta come gesto di accoglienza e occasione di dialogo informale tra incontri e appuntamenti di lavoro.
Pur richiamando il Codice del consumo, la nuova disciplina si colloca all’interno della legge annuale sulle PMI e presenta una chiara finalità di tutela del tessuto imprenditoriale, con effetti indiretti anche sul piano della protezione dei consumatori.
Recensioni online turismo e ristorazione, il nodo dell’applicazione
Dal punto di vista operativo, il Capo VI della legge annuale sulle PMI n. 34/2026 offre una lettura parziale del fenomeno e pone un problema di architettura tecnica, sia giuridica che informatica. Queste disposizioni settoriali e nazionali si innestano in un ecosistema globale e dominato da piattaforme digitali con sede e struttura giuridica fuori dall’Italia. Ne deriva un possibile disallineamento strutturale in cui la legge interviene su un mercato locale, ma non controlla l’infrastruttura digitale su cui quel segmento costruisce la propria reputazione.
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Le disposizioni si applicherebbero alle imprese della ristorazione e del turismo situate in Italia, ma le recensioni che le riguardano sono nella maggior parte dei casi raccolte, gestite e rese visibili da piattaforme come Trustpilot o Tripadvisor, che operano secondo modelli contrattuali e in giurisdizioni diverse.
In questa prospettiva si inseriscono i richiami al Digital Services Act, in particolare al diritto delle imprese di segnalare contenuti illeciti ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 2, e alla possibilità per le associazioni di ottenere la qualifica di segnalatori attendibili ai sensi dell’articolo 22.
Sono prerogative non del tutto nuove, infatti anche prima dell’intervento legislativo, le imprese potevano segnalare contenuti ritenuti illeciti e chiedere la loro rimozione sulla base del quadro già delineato dal Digital Services Act e delle policy interne delle piattaforme. La novità della disciplina sta quindi più nella tipizzazione dei requisiti di liceità e nel tentativo di rafforzare la posizione delle imprese, che nell’introduzione di diritti innovativi.
Piattaforme, imprese italiane e destinatari degli obblighi
Questo disallineamento tra disciplina nazionale e ecosistema globale apre una questione destinata a diventare centrale nei prossimi mesi, che riguarda l’effettiva portata soggettiva della disciplina e l’individuazione dei destinatari degli obblighi.
In teoria, le nuove regole sembrano rivolgersi alle piattaforme, chiamate a garantire autenticità, tracciabilità e aggiornamento delle recensioni. Se per le piattaforme stabilite in Italia, come Feedaty o Pagine Gialle, l’adeguamento appare relativamente lineare, più complessa è la posizione delle piattaforme di titolarità straniera. Si pone quindi il problema di comprendere nei confronti di quali soggetti l’Autorità garante della concorrenza e del mercato possa esercitare i propri poteri investigativi e sanzionatori ai sensi del Codice del consumo e in che misura tali poteri possano incidere su operatori stabiliti all’estero.
Nel concreto, l’applicazione della disciplina sembra ricadere in larga parte sulle imprese italiane, chiamate a monitorare, contestare e richiedere la rimozione dei contenuti attraverso strumenti che non controllano e che non sono stati progettati per recepire un sistema di verifica così strutturato. È proprio in questo passaggio che la norma cambia natura, trasformandosi da intervento regolatorio sul mercato digitale in un problema operativo per le PMI del settore turistico.
Il problema tecnico delle nuove regole sulle recensioni online
Esaminando più approfonditamente la norma, emerge un secondo livello di tensione tra norma e sistema meno discusso: quello tecnico. Le nuove regole introducono criteri giuridici molto specifici per la configurazione del carattere illecito della recensione, che presuppongono, per essere applicati, una capacità di controllo e classificazione dei contenuti che oggi le piattaforme non sono strutturate per garantire su base territoriale e settoriale. Si pensi ad esempio al termine di 30 giorni entro cui pubblicare una recensione o la necessità di dimostrare l’effettiva fruizione del servizio tramite la documentazione fiscale rilasciata dall’esercente.
Tecnicamente, una piattaforma dovrebbe essere in grado di distinguere, all’interno dello stesso sistema, le recensioni relative a un ristorante italiano da quelle relative a una struttura francese o spagnola, applicando regole diverse a seconda della localizzazione dell’impresa recensita. Inoltre, dovrebbe anche identificare con precisione il perimetro del settore turistico-ristorativo, separandolo da altri ambiti merceologici, e verificare caso per caso se l’utente abbia effettivamente usufruito del servizio, spesso offline e senza alcuna integrazione digitale con la piattaforma stessa.
Modelli chiusi e piattaforme di recensioni aperte
Non tutte le piattaforme, tuttavia, presentano lo stesso livello di complessità. Esistono modelli chiusi, come quello adottato da Airbnb o Booking.com, in cui la possibilità di rilasciare una recensione è subordinata alla conclusione di una transazione e all’effettiva fruizione del servizio. In questi casi, la verifica dell’esperienza è incorporata nell’architettura stessa della piattaforma e non richiede interventi esterni. Diverso è il caso delle piattaforme di recensioni “aperte”, come Trustpilot, che raccolgono contenuti anche al di fuori di un rapporto contrattuale diretto tra utente e impresa, rendendo molto più complessa, se non in alcuni casi impraticabile, l’applicazione di criteri come la prova dell’esperienza o i limiti temporali di pubblicazione.
Le aziende che operano online, inoltre, conoscono bene la difficoltà di applicazione dei meccanismi di verifica delle recensioni, anche quando provengono da persona fisica che abbia effettivamente utilizzato il servizio o la prestazione, e anche quando sono illecite, per esempio quando includono affermazioni diffamatorie. Le imprese che usufruiscono, volenti o nolenti, dei servizi offerti da Trustpilot incorrono quotidianamente nelle difficoltà di segnalare recensioni lasciate in violazione delle loro stesse linee guida e di vedere applicati i termini e condizioni ove sottoscritti.
Ma non solo, in questo contesto, la legge crea una forte disparità tra le imprese italiane del settore turismo/ristorazione e le imprese di altri settori, creando dei criteri aggiuntivi per chiedere la rimozione delle recensioni, così sollevando un potenziale problema di disparità di trattamento tra operatori economici. Si consideri ad esempio che una struttura ricettiva di Napoli può avvalersi di strumenti più ampi per ottenere la rimozione di una recensione non veritiera rispetto, ad esempio, a una società produttrice di materassi con sede a Verona, pur in presenza di analoghe esigenze di tutela reputazionale.
Recensioni false e architetture globali delle piattaforme
L’implementazione concreta dei meccanismi previsti dalla Legge n. 34/2026 è a dir poco utopistica. Si tratta di un salto qualitativo significativo rispetto agli attuali modelli operativi. Le piattaforme di recensioni funzionano su logiche standardizzate e scalabili, basate su criteri uniformi a livello globale; introdurre regole differenziate per singoli ordinamenti nazionali implica una revisione profonda delle architetture tecniche e dei flussi di gestione dei contenuti.
Non è un caso che, già nelle fasi preparatorie della norma, le osservazioni della Coalition for Trusted Reviews, collaborazione intersettoriale che riunisce, tra gli altri, Amazon, Booking.com, Expedia Group, Glassdoor, Tripadvisor e Trustpilot, abbiano evidenziato che i limiti temporali brevi comprimono la possibilità per i consumatori di condividere esperienze autentiche, riducono il patrimonio informativo disponibile online e non costituiscono, di per sé, un reale deterrente contro i circuiti organizzati di false recensioni.
Syndication review e circolazione dei contenuti reputazionali
A questa complessità se ne aggiunge un’altra meno visibile, ma ugualmente dirompente per l’ecosistema digitale delle recensioni: quella relativa alla circolazione autorizzata dei contenuti reputazionali tra piattaforme e operatori terzi, la cd. syndication review. L’articolo 20 della legge vieta infatti l’acquisto e la cessione a qualsiasi titolo, anche tra imprenditori e intermediari, di recensioni online, apprezzamenti o interazioni, indipendentemente dalla loro successiva diffusione. La formulazione è volutamente ampia e, secondo il dossier parlamentare, è stata mantenuta proprio per colpire la compravendita di recensioni anche nei rapporti tra operatori economici, in coerenza con i divieti europei sulle pratiche commerciali ingannevoli.
Proprio questa ampiezza apre un’area di incertezza applicativa. Occorre chiedersi che cosa accade nei casi in cui un sito, un gestionale, un comparatore o una catena alberghiera ottenga da una piattaforma il diritto di ripubblicare recensioni autentiche tramite licenza o integrazione API. Si tratta di una pratica diffusa nell’economia digitale delle recensioni e, in linea di principio, compatibile con il quadro del Codice del Consumo. Il punto è che, se il divieto venisse letto in modo strettamente letterale, anche questa forma di circolazione autorizzata delle recensioni potrebbe essere astrattamente ricompresa nella nozione di acquisto o cessione “a qualsiasi titolo”, pur in assenza di manipolazione del contenuto o di artificiosa creazione del consenso.
Per gli operatori del settore il punto è tutt’altro che teorico. Ne deriverebbe un effetto paradossale dove nel tentativo di colpire le pratiche manipolative, si finirebbe per creare incertezza anche su strumenti tecnici oggi utilizzati per valorizzare feedback reali e migliorare la trasparenza verso il cliente. Finché non arriverà il chiarimento attraverso le linee guida dell’Autorità Antitrust, la zona grigia resterà aperta e gli operatori paralizzati.
Contratti internazionali e tutela delle PMI italiane
Il quadro si complica ulteriormente quando dal piano normativo nazionale si passa a quello contrattuale. Le grandi piattaforme sulle quali si costruisce una parte rilevante della reputazione digitale delle imprese turistiche e della ristorazione operano infatti sulla base di termini e condizioni predisposti unilateralmente, che disciplinano l’uso del servizio e i meccanismi di gestione dei contenuti, comprese le recensioni. Il rapporto piattaforma-business non coincide solo con la presenza online, ma si inserisce in un assetto contrattuale standardizzato a livello internazionale, nel quale la legge applicabile e il foro competente sono spesso collocati fuori dall’Italia.
Qui emerge l’ennesimo disallineamento operativo. La legge italiana introduce obblighi e divieti destinati a incidere sul valore economico delle recensioni per le imprese del turismo e della ristorazione situate in Italia. La gestione di quei contenuti, però, resta affidata a piattaforme estere che applicano procedure di segnalazione, moderazione e rimozione costruite secondo policy interne e cornici giuridiche diverse, che nei migliori dei casi integrano il diritto europeo, come i regolamenti P2B e DSA. Così, l’impresa italiana può trovarsi protetta in astratto dalla disciplina nazionale, ma costretta in concreto a muoversi dentro regole operative che non coincidono con essa.
L’effettività della tutela non dipende soltanto dalla legge, ma anche dal modo in cui la piattaforma organizza i propri processi e dal margine che il contratto lascia all’impresa per far valere le proprie ragioni. Per molte PMI del turismo e della ristorazione, il tema non sarà solo capire quando una recensione possa essere contestata, ma verificare se il quadro contrattuale della piattaforma consenta davvero di rendere efficace la tutela riconosciuta dalla legge italiana.
Tripadvisor, Trustpilot ed Expedia davanti al problema della giurisdizione
Basta guardare ad alcuni dei principali operatori del mercato per cogliere la portata del problema. Tripadvisor richiama la legge del Commonwealth of Massachusetts e la giurisdizione esclusiva dei tribunali del Massachusetts. Trustpilot, pur avendo radici danesi, opera oggi da Londra e disciplina il rapporto con gli utenti business attraverso termini soggetti alla legge inglese. I siti partner di Expedia Group devolvono invece le controversie ai tribunali di King County, Washington. In tutti questi casi, l’impresa italiana che voglia contestare la gestione di una recensione o far valere un interesse protetto dalla nuova disciplina nazionale si trova a interagire con piattaforme che collocano il rapporto contrattuale dentro ordinamenti diversi da quello italiano.
Il discorso è in parte diverso per operatori come Booking.com o Airbnb. Anche qui il rapporto è governato da leggi straniere, rispettivamente olandese e irlandese, ma comunque europee e armonizzate, e ci si muove in sistemi più chiusi, nei quali la recensione è normalmente connessa a una transazione effettiva e inserita in un ecosistema controllato dalla piattaforma. Questo non elimina il tema della giurisdizione, ma lo rende meno critico sotto il profilo della verifica dell’esperienza e della genuinità del contenuto.
Il ruolo dell’AGCM tra precedenti e nuovi poteri
A rendere ancora più evidente questa tensione sono alcuni precedenti che mostrano quanto sia difficile, per il legislatore nazionale, incidere davvero sul funzionamento di piattaforme globali. Il caso Trustpilot è particolarmente significativo. A marzo 2026 l’AGCM ha sanzionato la piattaforma per pratiche commerciali scorrette, contestando tra l’altro la scarsa trasparenza su alcuni servizi a pagamento, l’incidenza di tali servizi sul ranking e sul punteggio delle imprese recensite e il modo in cui veniva rappresentata ai consumatori l’affidabilità del sistema di recensioni. Questo è rilevante perché sposta l’attenzione dalla singola recensione falsa all’architettura reputazionale costruita dalla piattaforma. Per le imprese del settore turistico e della ristorazione, infatti, il problema non è solo la presenza di contenuti non genuini, ma anche il modo in cui questi contenuti vengono organizzati, valorizzati e presentati al pubblico.
Il precedente Tripadvisor, in una fase storica diversa nel 2014, aveva già mostrato la complessità del tema. Anche in quel caso l’attenzione regolatoria si era concentrata sull’affidabilità delle recensioni e sulla percezione generata nei consumatori, ma l’annullamento della sanzione da parte del TAR aveva evidenziato quanto sia difficile tradurre in obblighi giuridicamente solidi il controllo di un ecosistema digitale fondato, per sua natura, sulla raccolta e sulla gestione di contenuti generati dagli utenti.
Linee guida AGCM e limiti strutturali della disciplina
In questo quadro, la nuova disciplina non può ancora considerarsi pienamente applicabile nella sua dimensione operativa. Il testo rinvia infatti alle linee guida dell’AGCM per orientare le imprese sull’interpretazione dei requisiti di liceità delle recensioni e per chiarire il perimetro di alcuni passaggi che, allo stato, restano incerti.
Per essere davvero efficace, il futuro intervento applicativo dovrà chiarire prima di tutto chi è tenuto a fare cosa. Si potrà indicare quali obblighi gravano sulle imprese, quali standard probatori minimi devono essere rispettati per contestare una recensione e come distinguere tra piattaforme aperte, sistemi chiusi e ipotesi di syndication lecita. Si potrà anche orientare il mercato su una lettura della norma più coerente con la ratio europea, concentrata sulle recensioni false, sulla manipolazione reputazionale e sull’uso ingannevole dei sistemi di rating.
Resta però il limite strutturale. L’AGCM può applicare la disciplina italiana e sanzionare pratiche scorrette che producono effetti sul mercato italiano, anche quando coinvolgono operatori esteri. Non può invece, da sola, imporre a piattaforme stabilite all’estero un generale obbligo di riprogettazione tecnica, o di monitoraggio preventivo, o di modifica dell’impianto contrattuale destinato solo ad un segmento dei propri utenti. Per questo, almeno ad oggi, il problema per le imprese resta soprattutto contrattuale e procedurale.
“Con l’approvazione tramite decreto dirigenziale dell’altro ieri sono state ufficialmente riconosciute due nuove Dmo in Liguria: Riviera dei Fiori nell’imperiese e Ligurian Riviera nel savonese. Le Destination Management Organization sono un modello di governance tra costa ed entroterra per sviluppare undertourism e valorizzazione dei borghi, settore in cui la Liguria è terza in italia per presenze nell’entroterra”. Lo ha annunciato questo pomeriggio l’assessore regionale al Turismo Luca Lombardi nel suo intervento nel corso del Forum del Turismo a Santa Margherita Ligure.
“Le Dmo – ha chiarito Lombardi – lavoreranno in integrazione con il Dms regionale, il nuovo ecosistema digitale del turismo ligure, con l’obiettivo di migliorare coordinamento, promo-commercializzazione, analisi dei flussi e competitività internazionale delle destinazioni Liguri. Lo scopo di questo ecosistema è qui di connettere la costa all’entroterra”.
“La Liguria sta vivendo una fase di forte consolidamento turistico che riguarda soprattutto la qualità dell’offerta, l’internazionalizzazione dei flussi e il ruolo sempre più centrale del turismo nell’economia regionale. Ne consgue un aumento costante delle presenze turistiche come confermato dagli ultimi dati che abbiamo a disposizone. Nel mese di marzo la Liguria ha totalizzato 874.554 presenze con una crescita del 9,63% pari a 78.832 unità rispetto allo stesso mese del 2025. L’aumento si è avuto in tutte e quattro le province: +19,28% alla Spezia, +12,72% a Savona, +6,17% a Genova e +5,32% ad Imperia”.
“Mi preme infine ricordare, è notizia di questi giorni, che la Liguria si conferma la Regione con il maggior numero di Bandiere Blu d’Italia, la speciale classifica diffusa della Foundation for Environmental Education (Fee): il totale è di 35 con i nuovi ingressi di Andora e Taggia – ha concluso Lombardi – Non solo abbiamo il mare più pulito d’Italia ma abbiamo anche avere servizi correlati di ottima qualità quali ad esempio l’accessibilità alle spiagge: anche quest’anno continueremo a investire sul turismo accessibile e inclusivo con l’aggiornamento della ‘Guida Mare Accessibile’ per garantire una fruizione senza barriere del nostro litorale”.
“Il valore delle Dmo – ha spiegato il presidente della Camera di Commercio Riviere di Liguria Enrico Lupi – nasce dal basso, dall’entusiasmo e dalla spinta degli operatori del territorio che rappresentano la vera anima del sistema turistico e dei Comuni. Come Camera di Commercio Riviere di Liguria, in provincia di Imperia, abbiamo raccolto questa sollecitazione e ci siamo attivati fin da subito per supportare e accompagnare i percorsi di costituzione della Dmo Riviera dei Fiori, svolgendo pienamente il nostro ruolo di ente camerale di coordinamento e sostegno. Lo stesso è avvenuto nella provincia di Savona, dove il lavoro condiviso con gli operatori e con il sistema camerale ha portato a un risultato concreto e strutturato: la Dmo Ligurian Riviera. Oggi , entrambe. sono finalmente riconosciute a livello regionale: un traguardo importante che premia un modello di governance partecipato e territoriale, capace di mettere a sistema energie e competenze diverse per rafforzare la competitività turistica della Liguria”.
“In questo contesto – ha concluso Lupi – particolare attenzione viene riservata anche al tema della tassa di soggiorno, con l’obiettivo di rafforzarne la funzione di leva strategica per lo sviluppo turistico: una quota sempre più rilevante del gettito viene infatti orientata verso le Dmo per consentire una gestione integrata dei flussi e una programmazione più efficace delle politiche di promozione territoriale”.
Una crescita degli arrivi del 2,1% e delle presenze dello 0,4%: i dati diffusi da Demoskopika disegnano uno scenario positivo per il turismo in Italia nel 2026.
Le previsioni del ‘Tourism Forecast 2026’ parlano, in termini assoluti, di 141,2 milioni di arrivi e 478,6 milioni di presenze, per una spesa turistica stimata in 132,7 miliardi di euro.
Ma il dato più interessante è che, rispetto agli anni precedenti, a trainare la crescita è il turismo interno: “A caratterizzare maggiormente l’andamento dei flussi sarebbe la ripresa della componente domestica – si legge nella nota di Demoskopika -, in controtendenza rispetto agli ultimi anni: quasi 64,8 milioni di italiani sceglierebbero una destinazione del Belpaese generando oltre 213 milioni di pernottamenti. Sul versante dell’incoming, invece, sarebbero oltre 76 milioni i turisti stranieri attesi nelle località italiane”.
La società ha anche inaugurato lo ‘StagioMetro’, ovvero l’indicatore che misura la stagionalità, che indica un ampliamento della stagione turistica nella Penisola: il valore “si attesterebbe a quota 106,0, con una quota di presenze concentrate nei mesi estivi in calo al 56,9% e un peso delle ‘code stagionali’, riferite ai mesi di marzo-maggio e ottobre-novembre, pari al 29,4%”. L’indice stabilisce come valore di riferimento, ovvero 100, il dato del 2010; l’andamento segnala “una minore concentrazione dei flussi nei soli mesi estivi e una distribuzione più equilibrata delle presenze lungo l’intero arco dell’anno”.
“In questa direzione – concludono i ricercatori di Demoskopika -, diventerebbe sempre più importante accompagnare la crescita del comparto con interventi mirati sulla mobilità turistica, con strategie capaci di incentivare i viaggi nei periodi di minore affluenza e con azioni orientate a migliorare l’accessibilità delle destinazioni meno congestionate”.
Da domani, venerdì 15 maggio, è disponibile in modalità offline la procedura informatica per la presentazione delle domande dei bonus assunzionali relativi all’edizione 2026 del Patto del Lavoro per il Turismo, lo strumento con cui Regione Liguria sostiene le imprese turistiche che scelgono di offrire ai propri lavoratori contratti più stabili. Le domande potranno essere inviate a partire dal 25 maggio e fino al 30 giugno 2026 tramite il sistema Bandi online disponibile sul sito www.filse.it. Più precisamente i bonus assunzionali, pari a 6 milioni di euro di risorse disponibili, sono contributi economici riconosciuti alle imprese del settore turistico ligure — hotel, strutture ricettive, agenzie di viaggio, organizzatori di eventi, stabilimenti balneari, ristoranti e pubblici esercizi — che assumono personale con contratti di qualità a decorrere dal 1° febbraio 2026. Il contributo arriva fino a 8 mila euro per ogni assunzione a tempo indeterminato. Quest’anno l’Avviso introduce importanti novità pensate per valorizzare ancora di più i contratti che offrono maggiori garanzie ai lavoratori. “La corsia preferenziale è per i contratti a tempo indeterminato – sottolineano gli assessori regionali alle Politiche dell’Occupazione Simona Ferro, al Turismo Luca Lombardi e alla Programmazione del Fondo Sociale Europeo Marco Scajola – Chi sceglie di offrire un contratto stabile non deve competere con nessun altro: la sua domanda viene istruita per prima, in ordine cronologico di presentazione. Inoltre, è stato introdotto un sistema di premialità per i comportamenti più virtuosi: un meccanismo di maggiorazioni del 15% sull’importo base del bonus riconosciuto alle imprese che fanno di più per i propri lavoratori. Ad esempio, le imprese che hanno sottoscritto accordi sindacali aziendali o territoriali per una migliore organizzazione del lavoro; le imprese che assumono lavoratori con disabilità oltre gli obblighi previsti dalla legge; imprese che inseriscono dipendenti in percorsi di politica attiva, come il programma Gol o il Supporto per la formazione e il lavoro; oppure ancora imprese titolari di marchi di qualità regionali, in quanto espressione di un impegno complessivo verso standard elevati”.
IL PATTO NEL DETTAGLIO
DESTINATARI. Tre le categorie beneficiarie, identificate con i codici Ateco: 1) Della prima fanno parte imprese di servizi di alloggio di alberghi e simili, ostelli, rifugi e baite di montagna, case religiose di ospitalità, altre case sociali di ospitalità, bed and breakfast, servizi di alloggio in camere, case e appartamenti per vacanze, servizi di alloggio in aziende agricole, campeggi, villaggi turistici e alloggi glamping, aree attrezzate per veicoli ricreazionali, marina resort, attività di catering per eventi presso location dei clienti e per eventi presso sale per banchetti, attività delle agenzie di viaggio e dei tour operator, organizzazione di conferenze e congressi, di fiere commerciali e di affari, di convegni ed eventi aziendali, di mercati agricoli e fiere dell’artigianato, di altri eventi, servizi di organizzazione di feste e cerimonie. Per questo tipo di imprese viene riconosciuto un incentivo occupazionale purché stipulino un contratto di lavoro a tempo indeterminato oppure a tempo determinato di durata pari o superiore a 8 mesi. Sono due gli scaglioni di valore del bonus: 3mila euro per ciascun contratto a tempo determinato di durata pari o superiore a 8 mesi; 8mila euro per ciascun contratto a tempo indeterminato.
2) Della seconda categoria fanno parte le imprese di gestione di stabilimenti balneari che potranno richiedere i bonus purché stipulino contratti di lavoro a tempo indeterminato oppure a tempo determinato di durata pari o superiore a 7 mesi che prevedano un impegno orario di almeno 28 ore settimanali. Sono due gli scaglioni di valore del bonus: 2.500 euro per ciascun contratto a tempo determinato di durata pari o superiore a 7 mesi; 8 mila euro per ciascun contratto a tempo indeterminato.
3) Della terza categoria, infine, fanno parte ristoranti, gelaterie, pasticcerie, bar, caffetterie e attività di somministrazione di bevande in lounge cocktail bar e a bordo di mezzi di trasporto. Per questo tipo di imprese sono previsti solamente bonus dal valore di 8 mila euro per ogni contratto di lavoro a tempo indeterminato e, se part time, che prevedano un impegno orario di almeno 28 ore settimanali purché comportino incremento occupazionale netto.
PREMIALITÀ. L’importo del Bonus assunzionale potrà essere ulteriormente incrementato del 15% nel caso in cui l’impresa abbia stipulato, a partire dal 01/01/2026, accordi aziendali, ovvero abbia aderito ad territoriali o ancora, qualora nelle imprese non siano presenti le rappresentanze sindacali unitarie o aziendali, abbia stipulato accordi con le organizzazioni sindacali territoriali negli ambiti previsti dagli Accordi interconfederali stipulati dalle associazioni nazionali comparativamente più rappresentative, finalizzati a concordare una migliore organizzazione e gestione del lavoro; del 15% se il singolo lavoratore è una persona disabile; del 15% se il singolo lavoratore assunto sia beneficiario del Supporto per la formazione e il lavoro (SFL); del 15% se il singolo lavoratore assunto ha un Patto di servizio personalizzato attivo nell’ambito del Programma GOL al momento dell’assunzione; e del 15% se l’azienda risulta autorizzata ad avvalersi di marchi di origine e qualità disciplinati e approvati dalla Regione Liguria e dal sistema camerale.
DESTINATARI. Sono destinatari dei Bonus assunzionali le persone che al momento dell’assunzione presso l’impresa siano privi di rapporti di lavoro in essere, con l’esclusione dei rapporti di lavoro intermittente.
La Liguria continua a rafforzare il proprio ruolo nel panorama del turismo balneare italiano ed europeo, confermandosi anche nel 2026 tra le destinazioni più premiate per qualità ambientale e sostenibilità. Le 35 Bandiere Blu assegnate dalla Foundation for Environmental Education (FEE) non rappresentano soltanto un riconoscimento alla bellezza delle sue coste, ma il risultato di un percorso sempre più attento alla gestione del territorio, alla tutela del mare e al miglioramento dei servizi turistici. I criteri per l’assegnazione della Bandiera Blu sono assoluta validità delle acque di balneazione, risultate eccellenti su una valutazione degli ultimi 4 anni, e regolari campionamenti delle acque effettuati nel corso della stagione estiva; efficienza della depurazione delle acque reflue e della rete fognaria; raccolta differenziata e corretta gestione dei rifiuti pericolosi; vaste aree pedonali, piste ciclabili, arredo urbano curato, aree verdi; spiagge dotate di tutti i servizi e di personale addetto al salvamento, abbattimento delle barriere architettoniche; ampio spazio dedicato ai corsi d’educazione ambientale; pubblicazione dei dati sulle acque di balneazione; strutture alberghiere, servizi d’utilità pubblica sanitaria, informazioni turistiche, segnaletica aggiornata; certificazione ambientale delle attività istituzionali e delle strutture turistiche presenti sul territorio comunale; presenza d’attività di pesca ben inserita nel contesto della località marina.
Queste le bandiere blu nel Savonese: Andora, Laigueglia, Borghetto Santo Spirito, Loano, Pietra Ligure, Borgio Verezzi, Finale Ligure, Noli, Spotorno, Bergeggi, Savona, Albissola Marina, Albisola Superiore, Celle Ligure e Varazze.
L’aumento delle Bandiere Blu nel Sud Italia “è un segnale molto buono”. “Il Sud sta molto migliorando sotto il profilo delle strutture – ha detto il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, a margine della presentazione – il fatto che i dati delle Bandiere Blu siano in miglioramento in quei territori, fa sì che questi diventino sempre più attrattivi per i turisti stranieri, che già li guardano con grande passione, perché poi i dati del turismo sono molto alti al Sud”. “Noi adesso stiamo facendo una promozione per Calabria, Sardegna e Sicilia, che sono le regioni che sono state purtroppo interessate dall’alluvione, e siamo molto soddisfatti di questi dati – ha detto ancora il ministro – bisogna sempre lavorare con grande impegno, perché la vocazione principale economica che secondo me deve avere il Sud è proprio il turismo. Noi sappiamo che all’estero, quando dicono che l’Italia è il paese più bello del mondo, si riferiscono prevalentemente al Sud”.
Si è tenuta nella mattinata di ieri, mercoledì 13 maggio, presso la sala consiliare di Palazzo Doria, la riunione plenaria tra gli operatori turistici del territorio di Loano, l’amministrazione comunale, Studiowiki e Edinet, le agenzie a cui il Comune ha conferito l’incarico di dare attuazione ai contenuti del “Piano di comunicazione e promozione della destinazione turistica Loano”. Durante la mattinata, il direttore creativo di Studiowiki Federico Alberto ha presentato le attività messe in atto nel primo semestre del 2026. A cominciare dalla partecipazione di Loano (in forma congiunta con i Comuni di Finale Ligure, Pietra Ligure, Varazze e Arenzano) a tre diverse importanti fiere del turismo italiane ed internazionali: la Bit di Milano, il Salon du Randonneur di Lione e il TTG di Rimini previsto per il prossimo ottobre. Alle attività fieristiche si è aggiunta inoltre la “Operazione Danimarca”, con il workshop internazionale svolto a Copenaghen il 26 gennaio scorso nell’ambito dell’iniziativa “Glass of Italy”, oltre all’organizzazione di un educational tour sul territorio rivolto a tour operator selezionati, previsto dall’8 al 13 giugno 2026. È stato avviato il nuovo piano di comunicazione e promozione, volto a dare a Loano un nuovo posizionamento rispetto all’offerta turistica nazionale, qualificando la città come luogo di incontro tra sport e benessere, una destinazione per tutti e una località in grado di offrire una “vacanza che ti fa star bene”. Questa attività ha visto la definizione di quattro “temi vacanza” che compongono l’offerta locale: “Well- being & Sport”, “Outdoor & Nature”, “Sea & Sun” e “Food & Craft”. Parallelamente è stata sviluppata la nuova brand identity “Visit Loano”, insieme ai nuovi materiali promozionali della destinazione. Tra le attività presentate anche il nuovo portale turistico visitloano.it, realizzato da Edinet, e l’integrazione con il Destination Management System (DMS) regionale, il sistema che consentirà di organizzare, promuovere e commercializzare in modo integrato l’offerta turistica della destinazione, mettendo in rete strutture ricettive, eventi, esperienze e servizi. Il piano di comunicazione prevede inoltre una gestione coordinata dei canali social, newsletter, attività di ufficio stampa, produzione foto e video, campagne di advertising online e la realizzazione continuativa di materiali promozionali. “Per il 2026/2027 – ha proseguito Federico Alberto – le priorità sono: affermare il nuovo posizionamento, diversificare l’offerta, costruire prodotto insieme agli operatori e portare il prodotto nei mercati giusti. Questo insieme di operazioni dovrà necessariamente avvenire in sinergia con le categorie e gli operatori che compongono l’offerta turistica, attivando e mantenendo relazioni continuative con il territorio, stimolando l’adesione alle iniziative di prodotto e alle azioni di promo-commercializzazione, raccogliendo, organizzando e aggiornando le esperienze del territorio e gestendo l’offerta territoriale attraverso il DMS regionale. Il prodotto nasce da collaborazione e integrazione e il suo valore emerge quando gli elementi si “L’attuazione del Piano di comunicazione, promozione e commercializzazione della destinazione turistica procede a ritmo serrato – dicono il sindaco Luca Lettieri e il vice sindaco e assessore a turismo, cultura e sport Gianluigi Bocchio – Negli ultimi mesi, grazie al lavoro svolto da Studiowiki ed Edinet e al coinvolgimento attivo di tutti gli attori del sistema turistico locale, la promozione del brand Loano si è notevolmente rinnovata. Ma molto c’è ancora da fare e, in questo senso, il contributo portato dagli operatori sarà fondamentale per raggiungere i risultati che ci siamo prefissati. Senza dimenticare l’importanza di uscire dai nostri confini, avviando collaborazioni con le località vicine e sfruttando le opportunità offerte da fiere, workshop e attività di promo-commercializzazione in grado di creare nuove occasioni di sviluppo”.
Gli assessori al Turismo di Piemonte e Liguria, Paolo Bongioanni e Luca Lombardi, si sono incontrati a Roccaforte Mondovì nell’ottica di valorizzare congiuntamente le Antiche Vie del Sale, che un tempo collegavano le due Regioni. Tra i presenti, anche il presidente dell’Associazione Antiche Vie del Sale e sindaco di Garlenda, Alessandro Navone. “Sono stato il primo – sottolinea Bongioanni – ad avere l’idea di recuperare le antiche strade bianche dei commerci fra Piemonte e Liguria e trasformarle in itinerari turistici outdoor.
Da direttore dell’Atl del Cuneese feci nascere ormai più di dieci anni fa l’Alta Via del Sale fra Limone e Monesi, primo esempio di strada turistica regolamentata e pedaggiata d’Europa. Un progetto accolto da un successo clamoroso, che attrae un numero sempre maggiore di appassionati e che si è progressivamente ampliato per rispondere a un segmento di domanda in costante crescita. Da assessore ho voluto così mettere a sistema le potenzialità che questo patrimonio offre. L’obiettivo è costruire un’offerta turistica integrata con la Liguria”. “Questo progetto – aggiunge Lombardi – punta a costruire un turismo capace di unire costa ed entroterra, outdoor, borghi, cultura e identità territoriali. Questi percorsi storici si possono trasformare in un motore concreto di crescita turistica e culturale, capace di attrarre visitatori tutto l’anno”. Il progetto coinvolge 25 Comuni delle due Regioni e numerosi partner. In 14 mesi di attività sono già stati organizzati 35 eventi con oltre 16mila presenze complessive, mappati 426 chilometri di sentieri storici e mobilitati oltre 237mila euro di finanziamenti.
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