Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero del turismo da 109 milioni di euro per due dei principali obiettivi del ministero: favorire il “turismo tutto l’anno” attraverso progetti di destagionalizzazione e innovare, digitalizzando il settore per renderlo più tecnologico, così come chiedono i turisti del 2026.
Le risorse stanziate, di cui 59 milioni a fondo perduto e 50 milioni sotto forma di finanziamento agevolato, sono destinate a interventi di riqualificazione energetica per edifici turistici e strutture produttive, che includano soluzioni per la digitalizzazione, automazione e misurazione intelligente, al fine di migliorare l’efficienza energetica, ridurre i consumi e favorire l’uso di energie rinnovabili, soprattutto per spingere il turismo tutto l’anno, indirizzando i flussi nei periodi meno congestionati.
I soggetti destinatari dell’intervento sono gli operatori identificati dai codici Ateco rientranti in un ampio novero di categorie.
Il soggetto gestore della misura, per quanto attiene ricezione, valutazione e approvazione delle domande, concessione ed erogazione delle agevolazioni, nonché controllo e monitoraggio, è Invitalia.
A febbraio la Liguria ha fatto il pieno di turisti. Considerando i dati agglomerati di strutture ricettive e Aaut diffusi dall’Osservatorio turistico regionale, sono state 681.058 le presenze a febbraio 2026, 85.341 in più rispetto allo stesso mese del 2025, pari al +14,33%.
Nel dettaglio, l’aumento ha interessato sia i turisti provenienti dall’Italia (478.401 presenze, +58.973 pari a +14,06% rispetto a febbraio 2025) che quelli provenienti dall’estero (202.657 presenze, +26.368 pari al 14,96% rispetto a febbraio 2025).
“Con il grande exploit di febbraio raccogliamo i frutti della nostra politica di promozione della Liguria da vivere tutto l’anno, volta a spingere quei mesi che generalmente vengono definiti ‘spalla’, cioè mesi di transizione che precedono o seguono i periodi di festività o i classici ponti primaverili: i dati sono la prosecuzione dei risultati ottenuti ad ottobre 2025 quando abbiamo registrato un aumento del 10% delle presenze” commenta l’assessore regionale al Turismo Luca Lombardi.
“Inoltre i dati diffusi nei giorni scorsi da Enit confermano la crescita dell’Italia dal punto di vista turistico e dimostrano come la Liguria non sia soltanto in linea con il trend nazionale, ma si stia affermando come una delle regioni trainanti del comparto”.
Si è svolto a Palazzo Piacentini l’incontro tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, volto ad approfondire il coordinamento tra politiche industriali e valorizzazione del turismo, considerati asset strategici per la competitività e la crescita del Sistema Paese.
Al centro del colloquio il ruolo del settore come moltiplicatore di valore per la domanda internazionale e l’attrattività del Paese. In questo quadro, Urso ha condiviso con Mazzi i punti di forza del sistema produttivo nazionale illustrati nel Libro Bianco “Made in Italy 2030”, elaborato dal Mimit, evidenziando il ruolo centrale, tra le filiere emergenti, di turismo e tempo libero e delle industrie culturali e creative. Emblematiche in tal senso le dinamiche positive che si riscontrano dalla crescita degli investitori esteri in Italia, aumentati del 20% in tre anni, soprattutto nella gamma del lusso, e della presenza dei turisti stranieri sul territorio.
Nel corso del confronto si è quindi evidenziata la stretta connessione tra Made in Italy e turismo ricordando i recenti dati elaborati dall’ufficio statistica del MiTur dai quale emerge che oltre il 42% dei turisti internazionali sceglie l’Italia per il Made in Italy.
Mazzi ha sottolineato che il comparto rappresenta un’industria fondamentale per la Nazione e che il Governo è impegnato a favorire la creazione di valore nel settore, anche attraverso investimenti mirati in nuove tecnologie e intelligenza artificiale. Ha quindi ribadito con Urso l’importanza di mettere al centro dell’agenda meccanismi per favorire gli investimenti nel settore del turismo e, di rifinanziare e riattivare lo sportello dei contratti di sviluppo per il turismo, strumento chiave per attrarre investimenti nel Paese.
Durante il confronto spazio poi anche agli interventi in programma per destagionalizzare il turismo, attrarre i cosiddetti “navigatori digitali” e favorire il ripopolamento dei borghi italiani. Urso e Mazzi hanno infine condiviso l’impegno dei due Ministeri a contribuire alla definizione delle Linee guida operative per il contrasto alle false recensioni nel turismo e nella ristorazione, misura contenuta nella prima legge annuale sulle pmi approvata a marzo in via definitiva dal Parlamento e che ha avuto un riscontro positivo tra gli operatori.
Le tensioni geopolitiche stanno incidendo sui flussi internazionali, con un’importante riduzione delle prenotazioni in Italia di turisti provenienti dagli Usa. Tenendo conto che tradizionalmente gli statunitensi sono tra i turisti a più alta capacità di spesa, ciò sta creando non poche preoccupazioni gli operatori nel settore. Il dato si inserisce in un quadro più ampio di rallentamento. I viaggiatori stanno rinviando o modificando i propri piani, mentre organizzatori e strutture ricettive devono vedersela con una domanda meno stabile e più difficile da prevedere. Aidit rileva che il 90,1% degli operatori segnala un calo delle nuove prenotazioni. Si tratta di un indicatore qualitativo, che misura quante agenzie osservano il fenomeno, ma estremamente significativo perché evidenzia un rallentamento diffuso lungo tutta la filiera. A questo si aggiungono altri elementi che peggiorano il quadro: il 42,5% delle agenzie registra un aumento delle cancellazioni e delle richieste di rimborso; il 62% osserva una tendenza a procrastinare la partenza. Quanto stanno calando davvero le prenotazioni Secondo Assoviaggi il turismo organizzato sta registrando un calo nelle prenotazioni che potrà arrivare fino al 20% nei prossimi tre mesi. I numeri non possono essere uniformi. Nelle aree direttamente coinvolte dal conflitto come il Golfo, infatti il blocco è quasi totale. Nelle destinazioni limitrofe, come Egitto e Turchia, la flessione si attesta intorno al 10,6%. Si tratta quindi di una contrazione non omogenea, che varia in base alla distanza geografica dal conflitto e alla percezione di sicurezza delle destinazioni. L’impatto più delicato riguarda il turismo internazionale, e in particolare i flussi extra-europei. Il rallentamento della domanda estera, peggiorato dall’impossibilità di garantire la fattibilità dei voli, incide direttamente sulla redditività degli hotel, soprattutto nelle strutture di fascia medio-alta, più dipendenti dai visitatori stranieri. Secondo il World Travel & Tourism Council, ogni giorno di conflitto può generare perdite per circa 550–600 milioni di euro nella spesa turistica mondiale. Questa cifra non riguarda solo l’Italia, ma l’intero sistema e include minori viaggi, cancellazioni e riduzione dei consumi dei turisti. Per il mercato italiano, la fotografia del prossimi mesi sarà composta da un insieme di fattori diversi: possibili meno arrivi da mercati lontani, come Usa e Asia; prenotazioni più brevi e in ritardo; maggiore incertezza sulle settimane centrali dell’estate. Oltre alla riduzione della domanda, emerge un secondo effetto che incide direttamente sui margini delle imprese: l’aumento dei costi operativi. Le agenzie di viaggio, in particolare, si trovano a gestire un numero crescente di modifiche, cancellazioni e riprotezioni dei clienti. Secondo le stime del settore, ogni agenzia sta registrando perdite medie superiori ai 14mila euro, mentre il 41,5% degli operatori già sostiene costi aggiuntivi per riorganizzare i viaggi già venduti. Anche senza un crollo totale delle prenotazioni, quindi, la redditività risulta compromessa. Più che scomparire, la domanda turistica si sta trasformando. I dati mostrano uno spostamento delle preferenze: le destinazioni percepite come più rischiose — come Medio Oriente e, in parte, Nord Africa e Turchia — perdono attrattività, mentre cresce l’interesse per mete considerate più sicure. In questo contesto, in realtà, l’Italia emerge come destinazione alternativa: secondo Aidit viene scelta dal 41,1% dei viaggiatori che cambiano meta, contro il 23,6% della Spagna. Questo spostamento però non riesce a compensare le perdite perché si sta riducendo il turismo internazionale di fascia alta, mentre cresce quello interno all’area europea, con una capacità inferiore di spesa. Il turismo si conferma uno dei settori più sensibili alle crisi internazionali. I dati mostrano un sistema che non si ferma, ma che diventa più instabile e meno prevedibile. La variabile decisiva resta la durata della crisi. Se le tensioni dovessero protrarsi nei mesi estivi, quando si concentra gran parte del fatturato annuale, il rischio è che il calo attuale oggi stimato tra il 6% e il 20% possa aggravarsi ulteriormente.
Dalla cucina alla moda, dall’artigianato al design, il Made in Italy continua a essere uno dei principali fattori di attrattività per i visitatori internazionali. Un dato che trova riscontro anche in Liguria, dove i turisti stranieri rappresentano circa il 49% degli arrivi complessivi, più della media nazionale (42%). “Il Made in Italy rappresenta uno degli asset più forti e riconoscibili del nostro Paese e il turismo è il principale veicolo attraverso cui questo patrimonio si racconta e si trasforma in valore economico e culturale. I dati diffusi dal Ministero del Turismo parlano chiaro: quasi 14 miliardi di euro di spesa turistica sono legati direttamente alle esperienze riconducibili al Made in Italy con un ruolo sempre più centrale anche nel segmento del turismo di qualità”. Così l’assessore al Turismo della Regione Liguria Luca Lombardi In occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy.
“In Liguria le nostre tradizioni, i borghi e le produzioni tipiche rappresentano un’offerta integrata che va oltre la semplice visita: parliamo di esperienze, di stile di vita e di autenticità – prosegue l’assessore – È su questo che stiamo costruendo la nostra strategia turistica attraverso politiche di valorizzazione dei territori e delle identità locali, con particolare attenzione alla promozione degli eventi autentici e delle tradizioni, alla valorizzazione dei musei di impresa diffusi, allo sviluppo dell’entroterra e dei borghi in chiave esperienziale e all’integrazione tra turismo, enogastronomia, artigianato e cultura. Il Made in Italy – conclude – non è solo un marchio ma un racconto collettivo fatto di persone, competenze e territori che in Liguria lavorano ogni giorno per trasformare in un motore di sviluppo, capace di generare valore economico, occupazione e qualità dell’offerta turistica durante tutto l’anno”.
Il Comune di Finale Ligure guarda con fiducia all’avvio della stagione turistica 2026, inaugurata negli scorsi giorni dal primo grande ponte festivo dell’anno sotto i migliori auspici. Le festività pasquali hanno infatti registrato un’elevata affluenza, con prenotazioni prossime al tutto esaurito nelle strutture ricettive e migliaia di visitatori che hanno scelto la cittadina del Ponente ligure per trascorrere alcuni giorni di vacanza. Un risultato che si inserisce in un quadro già particolarmente positivo, alla luce dei dati diffusi dall’Osservatorio turistico regionale relativi al 2025. La provincia di Savona si conferma tra i principali motori del turismo ligure, con oltre 1,5 milioni di arrivi e più di 6,5 milioni di presenze complessive. In questo contesto, Finale Ligure si distingue come prima destinazione provinciale sia per numero di arrivi, pari a 233.136, sia per presenze, che superano 1,1 milioni di pernottamenti, posizionandosi seconda in Liguria dietro alla sola Genova e davanti a una località come Sanremo. Particolarmente significativo anche il dato relativo alla componente internazionale, che sfiora il 40% del totale, con oltre 431 mila presenze straniere: un valore che rappresenta il più alto in termini assoluti tra le località savonesi e che conferma il trend degli ultimi anni. «Questi numeri certificano in modo chiaro il consolidamento della nostra destinazione sui mercati di riferimento – dichiara il Sindaco con delega a Pianificazione strategica del turismo e Marketing territoriale Angelo Berlangieri –. Finale Ligure sta progressivamente guadagnando quote di mercato grazie a un lavoro strutturato di organizzazione della destinazione e di costruzione di prodotti ed esperienze coerenti con la propria identità, affiancato da un’azione integrata di promozione, comunicazione e commercializzazione, capace di utilizzare in modo sinergico tutti gli strumenti a disposizione e di produrre risultati concreti e misurabili». Il modello di sviluppo turistico finalese evidenzia inoltre una crescente capacità di attrarre visitatori stranieri, rafforzando il posizionamento internazionale della località. «Il rapporto tra turisti italiani e stranieri è un indicatore particolarmente significativo – prosegue il Sindaco Berlangieri –. A differenza di molte altre realtà della provincia, Finale Ligure presenta già oggi un livello di internazionalizzazione molto elevato e si sta progressivamente avvicinando a un equilibrio tra domanda domestica e internazionale pari a “uno a uno”, in linea con i dati regionali e nazionali. È un percorso che intendiamo consolidare, pur nella consapevolezza che il contesto geopolitico attuale potrebbe rendere più complesso mantenere questi ritmi di crescita nel breve periodo». Altro elemento distintivo è rappresentato dalla progressiva destagionalizzazione dei flussi turistici: «Uno degli obiettivi strategici che ci siamo posti è quello di distribuire i flussi lungo tutto l’arco dell’anno – sottolinea il Primo Cittadino –. I dati dimostrano che stiamo andando nella direzione giusta: i mesi “di spalla” registrano ormai volumi di arrivi e presenze sempre più vicini a quelli del periodo estivo. Questo significa maggiore sostenibilità per il territorio, migliori condizioni di lavoro per gli operatori e una qualità dell’esperienza più elevata per i visitatori». «Continueremo a investire con determinazione nel percorso intrapreso, rafforzando le azioni di sviluppo, promozione e qualificazione della destinazione – conclude il Sindaco Berlangieri – con l’obiettivo di consolidare i risultati raggiunti in questi anni e affrontare con visione e concretezza le sfide dei prossimi mesi, mantenendo alta la competitività del territorio e garantendo al tempo stesso sostenibilità, qualità dell’offerta e valore per tutta la comunità».
Secondo il Solo Travel Report 2024, oltre il 62% dei viaggiatori single sceglie formule organizzate proprio per ridurre lo stress decisionale e aumentare la qualità dell’esperienza. Prima di scegliere, il viaggiatore single cerca certezze: un clima stabile, un mare che valga il viaggio e un contesto sociale in cui sentirsi a proprio agio. In altre parole, vuole potersi concentrare esclusivamente sul piacere della vacanza, senza distrazioni.
Per i viaggi per single in estate 2026, in particolare, emergono alcune destinazioni che rispondono perfettamente a queste esigenze: Creta, Palma, Ibiza, Marsa Alam, Formentera e Capo Verde. Mete diverse tra loro, ma accomunate dalla capacità di offrire esperienze complete. Secondo le analisi di settore, queste destinazioni hanno registrato negli ultimi due anni una crescita della domanda tra i viaggiatori individuali compresa tra il 18% e il 35%.
Per tutti i gusti
Il Mar Rosso di Marsa Alam offre alcune delle barriere coralline più ricche al mondo, con fondali vivaci e temperature dell’acqua costanti durante gran parte dell’anno. È una meta ideale sia per chi ama lo snorkeling sia per chi preferisce rilassarsi in resort di alto livello. Non a caso, secondo dati Enit, le destinazioni del Mar Rosso continuano a registrare una crescita stabile nel segmento leisure, con picchi del +22% nelle prenotazioni individuali.
Creta, invece, rappresenta un perfetto equilibrio tra mare e cultura, con spiagge ampie e un’offerta turistica ormai consolidata. Ibiza e Formentera, dal canto loro, hanno un’identità così definita che basta nominarle per evocare immediatamente acqua cristallina e vita notturna. Secondo il report Travel Trends Europe, le Baleari registrano ogni anno un aumento medio del +19% tra i viaggiatori che partono da soli.
Capo Verde, più distante geograficamente, propone oceano, spazi aperti e ritmi più lenti, per chi desidera staccare completamente dalla routine. Negli ultimi anni, la destinazione ha visto crescere la domanda internazionale del +27%, trainata proprio dal turismo individuale.
Nonostante le differenze, tutte queste destinazioni condividono un elemento chiave, ovvero la capacità di soddisfare aspettative elevate. Ed è proprio su questa affidabilità che Speed Vacanze, tour operator attivo nel settore dei viaggi per single da oltre vent’anni, ha costruito le proposte più richieste per il 2026.
Il gruppo fa la differenza
Sempre più viaggiatori scelgono la formula delviaggio per single di gruppo organizzato. Partire insieme, condividere momenti fin dall’arrivo e avere un tour leader di riferimento permette alle dinamiche sociali di svilupparsi in modo naturale, senza forzature. Secondo una ricerca del Journal of Travel Research, i viaggi condivisi aumentano fino al 40% la probabilità di creare connessioni durature, un dato che spiega la crescita dei viaggi di gruppo tra i single.
A confermarlo è anche il comportamento di prenotazione: i viaggiatori single prenotano sempre più in anticipo, valutano con maggiore attenzione le opzioni disponibili e si concentrano meno sul prezzo last minute. Secondo Etc (European Travel Commission), quasi il 48% dei viaggiatori europei prenota con oltre 90 giorni di anticipo, un trend in forte crescita rispetto agli anni precedenti.
«La Ligurian Riviera si conferma regina del turismo nazionale in vista delle festività pasquali». Lo affermano Stefania Piccardo e Carlo Scrivano, rispettivamente presidente e direttore dell’Upasv, l’Unione provinciale albergatori di Savona. «A trainare le prenotazioni degli ultimi giorni – dicono Piccardo e Scrivano – è un mix di fattori sia meteorologici che geopolitici. L’attuale instabilità in Medio Oriente e l’aumento dei costi dei voli internazionali hanno spinto molti viaggiatori a rinunciare alle mete esotiche a favore della sicurezza e della bellezza del territorio ligure. Tra Varazze e Andora assistiamo ad un marcato ritorno del turismo domestico: le famiglie italiane che decidono di trascorrere questo periodo di vacanza in Riviera è in aumento. Lombardia e Piemonte, come sempre, sono in testa, ma non manca la componente straniera».
Per gli albergatori della Riviera Savonese dunque «i segnali sono incoraggianti. Nonostante una Pasqua anticipata rispetto al 2025 si registrano flussi importanti e il fenomeno del last-minute, legato alle previsioni meteo, promette di portarci vicini al sold-out». Viaggia a pieno ritmo anche il settore extra-alberghiero. «Si conferma pilastro dell’accoglienza – confermano Piccardo e Scrivano – In tutta la Riviera si sta vivendo una fase di particolare dinamismo con prenotazioni “a raffica” registrate negli ultimi giorni, consolidando un trend che vede la costa ma anche l’entroterra con gli agriturismi non più solo come meta estiva, ma come destinazione sicura e attrattiva durante tutto l’anno. La sfida per il futuro resta la penetrazione nei mercati emergenti, ma il “sentiment” attuale conferma la regione come scalo prioritario nel Mediterraneo».
Pasqua cade, quest’anno, “in un clima di forti tensioni politiche ed economiche” e sarà più difficile quest’anno superare i confini nazionali: da un lato a causa dei conflitti che minano la stabilità geopolitica e la sicurezza, dall’altro per i costi, che soprattutto sul fronte dei voli hanno raggiunto picchi davvero impressionanti. Come ogni anno, l’Osservatorio nazionale Federconsumatori ha monitorato i costi dei viaggi in treno, pullman e aereo nelle festività di Pasqua, effettuando il confronto anche con il 2025.
Secondo le prime stime una famiglia su sette (pari a circa 3,8 milioni di famiglie) sceglierà di trascorrere Pasqua fuori casa. Di questi oltre il 96% resterà in Italia, approfittando dell’ospitalità di amici e parenti, oppure scegliendo soluzioni low cost in b&b, agriturismi o appartamenti in affitto.
A viaggiare saranno soprattutto studenti e i lavoratori fuori sede che torneranno a casa, per festeggiare con amici e parenti. Ma, come ogni anno, chi mette in programma di spostarsi dovrà fare i conti con forti aumenti dei costi dei biglietti e della benzina. In molti, infatti, sceglieranno di spostarsi in auto, spendendo però, rispetto a Pasqua 2025, circa il 4% in più per la benzina e il 26% in più per il diesel, nonostante il taglio delle accise completamente eroso da aumenti e fenomeni speculativi. Ma gli aumenti non mancano anche per chi sceglie di viaggiare diversamente: nel confronto con il 2025, a Pasqua, i costi dei voli per le tratte monitorate sono aumentati mediamente del 23%, con picchi di oltre l’80% (Milano – Londra) e del 73% (Milano – Parigi). Nel periodo, viaggiare in treno costa il +11% rispetto al 2025. Ma le differenze maggiori, come ogni anno, si rilevano tra i costi dei biglietti durante le festività e quelli applicati nei periodi immediatamente precedenti: l’Osservatorio ha aggiornato il consueto studio, confrontando i prezzi per un viaggio nel weekend di Pasqua con quelli di un weekend ordinario a marzo. I risultati confermano aumenti significativi su tutte le principali tratte. In particolare, i costi dei viaggi in treno aumentano mediamente del 47%, con picchi fino al +65% (Milano-Bologna). Non va molto meglio a chi decide di prendere un volo: i costi delle tratte nazionali aumentano del 67% (con un picco del +131% per la tratta Torino-Palermo) e quelli dei voli internazionali del 62%. Il viaggio in pullman risulta ancora il più economico, ma è quello che registra i rincari più elevati. Mediamente i biglietti monitorati aumentano del 72%, l’incremento più alto si registra sulla tratta Roma-Cosenza, che a Pasqua ha una tariffa più elevata del 112% rispetto a un weekend di marzo.
E se fosse troppo presto per parlare di una nuova geografia dei viaggi? Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente sta certamente avendo delle ripercussioni inevitabili nel settore, ma c’è chi pensa che sia ancora prematuro parlare “di una nuova geografia turistica già consolidata. La crisi è troppo recente e troppo dinamica per consentire oggi una lettura definitiva degli spostamenti di mercato – sostiene Domenico Pellegrino, presidente di Aidit -. Quello che vediamo con chiarezza è un rapido adattamento della domanda“.
Nel senso che le aree oggi percepite come “impraticabili o troppo esposte escono immediatamente dal radar del consumatore, mentre cresce l’attenzione verso destinazioni più rassicuranti, più accessibili e meglio servite”. Ecco perché secondo Pellegrino sarebbe “un errore leggere questa fase come una semplice sostituzione di mete”. E’ molto di più: “Siamo di fronte a una perturbazione profonda che incide insieme sulla mobilità, sulla fiducia, sui costi e sulla percezione generale di sicurezza”.
Un turismo più prudente
Una fase “particolarmente delicata per il turismo organizzato – commenta Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi -, il quadro è in evoluzione e potrebbe aggravarsi in caso di prosecuzione del conflitto e di un eventuale rialzo delle tariffe aeree”. In ogni caso, la crisi in Medio Oriente sta spingendo i viaggiatori verso “un turismo più prudente, con scelte meno rischiose, più vicine o consolidate”.
Ovviamente dall’inizio della guerra, le agenzie di viaggi stanno registrando la cancellazione verso le destinazioni direttamente coinvolte dalla crisi in Medio Oriente e zone limitrofe, ma Rebecchi aggiunge che “sono in flessione anche numerose mete di lungo raggio, verso l’Asia e l’Oceania, per le aree che nei collegamenti tra Europa e Oriente utilizzano come hub strategici gli aeroporti di Dubai, Doha e Abu Dhabi”.
Secondo Luana De Angelis, vicepresidente Fiavet, ci si deve aspettare una geografia “dettata più dalla logistica aerea che dal semplice desiderio. La chiusura di molti corridoi aerei sopra il Medio Oriente sta ridisegnando le rotte: viaggiare verso Oriente è diventato complesso perché i voli devono essere diretti e spesso non si trovano”.
Nella sua analisi De Angelis afferma che la nuova geografia si sta spostando “con decisione verso l’Atlantico e l’Occidente, o verso mete europee e mediterranee raggiungibili con rotte sicure”. L’Italia, in questo scenario, resta “il porto sicuro per eccellenza, ma anche il resto d’Europa sta vedendo una riconsiderazione dei flussi”.
A parlare di numeri è Fulvio Avataneo, presidente di Aiav. A suo dire l’impatto sull’estate sarà principalmente “sull’Italia e, in secondo luogo, sul trasporto aereo, e in entrambi i casi sarà di carattere sostanzialmente economico: le prime indicazioni sui costi delle vacanze in Italia segnalano un incremento medio del 5/6% rispetto al 2025, mentre già si possono riscontrare gli aumenti dei vettori dovuti al costo del carburante. E crediamo che buona parte delle destinazioni turistiche saranno ‘contagiate’ dallo stesso aumento della spesa per il turista”.
Il sentiment della clientela
In tutto ciò come sta reagendo la clientela? Da Fiavet non si nasconde che “l’impatto è forte. Non c’è un blocco totale, ma una ‘paralisi decisionale‘ per certe aree che ci porterà a lavorare, male, con i last minute – mette in guardia De Angelis -. Le persone hanno paura di restare bloccate, come purtroppo è accaduto”. Timore che condiziona “pesantemente le nuove prenotazioni”. La sicurezza del viaggio è tornata a essere “il primo requisito, superando anche il prezzo. In questo clima, il valore della consulenza professionale in agenzia è l’unico vero scudo per il viaggiatore: il fai-da-te in questo momento è un rischio che quasi nessuno vuole più correre”.
Se l’impatto sul sentiment “è forte, l’impatto sulla voglia di partire molto meno – commenta Pellegrino -. Questo è il punto centrale. Gli italiani continuano a voler viaggiare, ma vogliono farlo con più tutele, più informazioni, più rassicurazioni e maggiore attenzione alla spesa”.
Ciò che osserva il manager è che “è cambiato il comportamento del cliente, non il bisogno di vacanza. E questo bisogno, a nostro avviso, resta profondo, reale e non sostituibile, perché la vacanza non è solo consumo: è benessere, riequilibrio, qualità della vita”. Anche Aidit pone l’accento sul fatto che, in una fase di alta instabilità internazionale emerge “con ancora più forza il ruolo delle agenzie di viaggi e dei tour operator: non semplici venditori di destinazioni, ma gestori della complessità, presidio di sicurezza, consulenza e protezione concreta per il viaggiatore. Nei momenti facili tutto sembra intercambiabile; nei momenti difficili si vede chiaramente la differenza tra il turismo organizzato e l’improvvisazione”.
Prenotazioni in calo
Allo stesso modo è inutile nascondere “il calo delle prenotazioni – riconosce Avataneo -, ma la sensazione è che i timori nel medio-lungo termine non siano legati tanto alla geopolitica, quanto all’inflazione e al rischio di un rallentamento generale dell’economia“, avverte il manager.
Ciò che viene notato è “una tendenza generale all’attesa, motivata dalla necessità di comprendere l’evoluzione dei costi legati ai trasporti, alle bollette, al carrello della spesa. La nostra convinzione è che, risolti questi dilemmi, la crisi potrebbe essere decisamente contenibile”.
In linea la fotografia scattata da Assoviaggi, per il quale il mercato turistico è “in una fase di stallo, si respira un clima di incertezza e prudenza con clienti più cauti, maggiormente attenti alla sicurezza e meno propensi a prenotare per ridurre la propensione al rischio, soprattutto per mete percepite come instabili. Le flessioni più marcate si osservano sul lungo raggio, in particolare verso l’Asia, il Medio Oriente, l’Egitto e l’Oceania”, ma il quadro resta in evoluzione.
Rebecchi confida “in una ripresa delle prenotazioni anche se il blocco di queste settimane inciderà particolarmente sui fatturati e sulla marginalità delle agenzie di viaggi, ma è evidente che tutto dipende dal protrarsi del conflitto in Medio Oriente”.
Cancellazioni o riprotezioni?
Oltre allo stato di prudenza generale, chi aveva prenotato una vacanza nel Golfo quale opzione ha scelto maggiormente tra cancellazione e riprotezione?
Sulla base delle testimonianze raccolte dal fronte associativo, nella fase immediatamente successiva all’attacco i viaggiatori hanno optato “per la riprotezione, ma dopo i primi dieci-quindici giorni hanno iniziato a chiedere la cancellazione con rimborso, che può essere concesso ovviamente solo nei casi previsti dal Codice del Turismo – osserva Avataneo -: non sono infatti mancate richieste di cancellazione di pacchetti verso destinazioni totalmente scollegate dalla crisi in atto”.
Pellegrino conferma che in questa fase prevale la “richiesta di riprotezione, quando naturalmente esiste un’alternativa credibile, sicura e qualitativa”. Il manager lo vede come “un passaggio molto importante, perché ci dice che gli italiani non hanno perso la voglia di viaggiare: chiedono piuttosto di essere accompagnati verso una soluzione diversa, che consenta di salvaguardare la vacanza senza esporsi a ulteriori rischi o incertezze”. Le cancellazioni ovviamente ci sono, “è inevitabile, ma il dato prevalente è che il cliente cerca protezione, consulenza e capacità di ripianificazione. Ed è proprio qui che il turismo organizzato esprime il suo valore”.
Ovviamente le cancellazioni richieste nell’area del Golfo sono “pressochè totali anche per effetto della chiusura di spazi aerei e aeroporti – commenta Rebecchi -. Nelle zone limitrofe, ma non interessate direttamente dal conflitto, invece, la richiesta di riprotezione è comunque diffusa, segno che il cliente vuole ancora viaggiare, seppur cambiando meta”.
De Angelis restituisce dei comportamenti più disparati da parte della clientela. fermo restando che c’è “molta prudenza, molti clienti, spaventati dall’instabilità geopolitica e dai problemi oggettivi legati ai voli, stanno optando per la riprotezione su mete diverse, altri cancellano inspiegabilmente mete europee – afferma -, altri ancora chiedono, ad esempio, di andare alle Maldive e non si trova il volo”.
Come si può intuire “non è un passaggio semplice: c’è anche chi cerca il prodotto di lusso che trovava in certe aree del Golfo e non accetta facilmente sostituzioni di livello inferiore”. Ancora una volta il ruolo delle adv è fondamentale “per mediare, per non far perdere il valore del viaggio, cercando di garantire standard qualitativi simili in aree geografiche totalmente differenti”.
Cosa cerca la clientela
La situazione oggi è migliorata, rispetto ai primi giorni di blocco totale dei collegamenti aerei. Adesso si possono proporre “quasi tutte le destinazioni, perché le compagnie hanno ormai riconsideratorotte e scali“, afferma Avataneo. Si valutano quindi proposte diversificate in funzione “del percepito del cliente, della sua possibilità di spesa, del clima e della tipologia di vacanza desiderata”. Un dato che emerge è che, “nonostante la flessione quantitativa, dal punto di vista qualitativo le richieste non sono cambiate rispetto allo scorso anno”.
Le agenzie di viaggi orientano i clienti verso “Canarie, Spagna, Grecia, Italia, Capo Verde, Marocco, ma anche verso il lungo raggio sicuro – dice Rebecchi – cioè in aree geopoliticamente stabili”.
Pellegrino invita però a considerare che “le alternative non si costruiscono mai in modo meccanico. Come Aidit riteniamo che oggi ogni proposta debba fondarsi su tre criteri essenziali: sicurezza, qualità dell’esperienza e sostenibilità economica. Il compito dell’operatore serio non è semplicemente spostare un cliente da una meta a un’altra – osserva -, ma preservare il valore complessivo della vacanza, offrendo soluzioni credibili, serene e accessibili. Per questo si lavora su destinazioni che garantiscano affidabilità dei collegamenti, chiarezza operativa e una percezione di stabilità coerente con il momento”.
Per chi cerca il mare e il clima caldo, le alternative “si spostano verso Canarie, Capo Verde o i Caraibi – elenca De Angelis -, rotte che passano sopra l’Atlantico e sono percepite come più lineari in questo momento”. Per chi guarda all’estate, Fiavet sta orientando le proposte “verso il Mediterraneo Occidentale e il Nord Europa”.
Per il lungo raggio Aiav registra movimento verso “Stati Uniti, Canada e Oriente, con la Thailandia che non perde appeal. E poi le mete europee e l’Italia, che torna da padrona incontrastata sulla domanda turistica”.
Rassicurazione e accessibilità
Le scelte ricadono principalmente su mete che garantiscono “una logistica semplice“, dice Fiavet. Molti viaggiatori che avevano programmato il lungo raggio verso l’Oriente “stanno ripiegando su mete europee di alto livello o sul prodotto Italia d’eccellenza. Chi non vuole rinunciare al caldo sceglie i Caraibi, l’America Latina, proprio perché le rotte di volo evitano totalmente le zone di tensione. C’è un netto rifiuto, invece, per soluzioni che prevedono scali complessi o aree di sorvolo incerte”.
Le mete più scelte sono anche quelle “con il rapporto qualità-prezzo migliore”, dice Assoviaggi. Da Aidit si fa infatti presente che “oggi il cliente è forse più spaventato dal caro vita che dai rischi della mobilità in senso stretto. Il vero punto, sempre di più, è rendere la vacanza economicamente sostenibile. Quindi il mercato oggi cerca sì rassicurazione, ma anche accessibilità”.
I pacchetti ancora da riproteggere
Tra i temi affrontati anche quello del numero di pacchetti ancora da riproteggere. A fornire delle cifre in merito è Aiav che, a metà marzo, ha intervistato un campione di associati distribuito tra Nord, Centro e Sud. “I risultati proiettati su scala nazionale permettono di stimare una media tra 6-7mila pratiche da riproteggere su altre destinazioni”.
Fiavet parla di numeri “significativi e in costante aggiornamento, perché la situazione muta di giorno in giorno”, ma pone l’accento sul fatto che il “vero problema non è solo la volontà del cliente, ma la disponibilità reale: con la riduzione delle rotte e i voli che hanno cambiato piano di volo, trovare posti disponibili per riproteggere migliaia di viaggiatori è una sfida quotidiana – commenta De Angelis -. Stiamo lavorando con i tour operator per gestire queste criticità, ma la pressione sul sistema è forte”.
Aidit preferisce non fornire “numeri statici, che rischierebbero di essere superati nel giro di poche ore – motiva Pellegrino -. Il quadro evolve rapidamente e dipende dall’andamento geopolitico, dalla tenuta dei collegamenti e dalle decisioni dei vettori”. L’associazione però afferma che “il volume delle pratiche da assistere, rivedere, rinviare o riprogrammare è già molto significativo. Non siamo di fronte a una turbolenza marginale, ma a una pressione reale sull’intera filiera del turismo organizzato, che sta affrontando con grande senso di responsabilità una fase di complessità eccezionale”.
Assoviaggi fa sapere che sta monitorando, con l’aiuto del Centro Studi Turistici di Firenze, l’operatività delle agenzie “con una survey agli operatori, per avere un quadro più chiaro. Siamo comunque nell’ordine di grandezza di diverse migliaia di richieste, per quasi la metà delle quali le agenzie hanno dovuto sostenere anche costi operativi”, sottolinea Rebecchi.
Fonte Guida Viaggi
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