17/04/2026 - 05:27
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L’ombra dei rincari sulla stagione estiva, gli operatori lanciano l’allarme (Tgr Liguria)

Un sole quasi estivo fa già splendere la riviera ligure, ma molte nubi si addensano sulla prossima stagione turistica. L’ombra della guerra in medio oriente e delle sue conseguenze economiche preoccupa gli operatori.

In vista delle ormai imminenti vacanze di Pasqua e dei ponti di Primavera – tradizionalmente primi importanti assaggi della stagione estiva – è l’unione albergatori della provincia di Savona a lanciare l’allarme. A spaventare sono soprattutto i rincari.

Tutto questo per un settore strategico per la nostra regione, ma in Liguria già penalizzato da altre problematiche locali, non ultime quelle legate ai lavori sulle autostrade.
Insomma i vari stop ai cantieri per i periodi di vacanze per gli operatori sembrano non essere più sufficienti specie in uno scenario globale già fortemente critico e complesso.

Clicca qui per vedere il video andato in onda mercoledì 25 marzo sul Tgr Rai della Liguria con le interviste a Stefania Piccardo e Carlo Scrivano, presidente e direttore Unione provinciale albergatori di Savona

Turismo, 600 milioni persi ogni giorno con la guerra

L’industria del turismo globale trema di fronte alla crisi più violenta dal 2020. L’operazione Epic Fury nel Golfo ha trasformato i principali hub mondiali in zone interdette, congelando quel 14% di transiti aerei che fino a poche settimane fa garantiva il collegamento tra Occidente e Oriente. Secondo il WTTC, il conto economico è da brividi: 600 milioni di dollari bruciati ogni giorno tra cancellazioni e paralisi logistica.

Dubai, Abu Dhabi e Doha, motori del lusso e del transito internazionale, vedono i propri terminal svuotarsi o trasformarsi in bivacchi per oltre mezzo milione di passeggeri giornalieri rimasti a terra. Non è solo una questione di voli mancati, ma un effetto domino che sta travolgendo agenzie di viaggio e tour operator, costretti a gestire un’ondata di rimborsi che rischia di prosciugare le riserve accumulate durante la ripresa post-Covid.

Mentre gli spazi aerei si chiudono e i costi del carburante schizzano alle stelle per le rotte deviate, la fiducia dei viaggiatori crolla. Se il conflitto non dovesse trovare una rapida de-escalation, il 2026 verrà ricordato come l’anno in cui il turismo organizzato ha dovuto affrontare la sua “tempesta perfetta”, mettendo a rischio migliaia di imprese e la stabilità economica di intere nazioni dipendenti dall’industria dell’ospitalità.

Borsa: la guerra affonda turismo e compagnie aeree, sale la difesa

La crisi in Medio Oriente, dopo l’attacco congiunto tra Usa e Israele, crea scompiglio sui mercati azionari. In Europa, a farne le spese sono principalmente il lusso, le compagnie aeree e il turismo. Il balzo del prezzo di petrolio e gas, dopo la chiusura dello stretto di Holmuz, spinge l’energia e le utility.

Nel comparto del lusso (-3,9%) sono pesanti Richemont (-6%), Swatch (-4,9%), Kering (-3,7%) e Lvmh (-3,5%). Vendite anche per il settore del turismo (-2,9%) e le compagnie aeree (-3,7%). In particolare Lufthansa lascia sul terreno il 6%, easyJet il 3,4% e Ryanair il 2,3%.

In netto rialzo il settore dell’energia (+3,2%) e quello della difesa (+0,6%). Tra i singoli titoli si mettono in mostra Bae (+6%), Leonardo (+4%), Rheinmetall (+2,2%) e Saab (+1,1%).

Fonte Ansa