24/02/2026 - 19:56
rete fidi liguria

In Riviera l’autunno scrocchia

Il rumore delle foglie che scrocchiano sotto i piedi, il colore delle foglie che stanno per cadere, dal giallo al rame, dall’oro al beige: passeggiare in autunno nei boschi della provincia di Savona è una esperienza da ricordare. Facili itinerari per tutta la famiglia e percorsi più impegnativi per gli appassionati di escursionismo o per fotografi in cerca della inquadratura perfetta per catturare in uno scatto scorci unici di bellezza.

Sino a fine novembre, i verdi boschi savonesi si trasformano in un caleidoscopio di colori caldi, gialli che virano all’arancione, rossi cupi e tutte le tonalità del marrone: è la stagione del foliage, un fenomeno naturale molto poetico fondato su solide basi scientifiche. Cambia la stagione e la Natura mette in atto forme di protezione per le sue creature: le piante devono risparmiare energia per l’inverno e iniziano a non assorbire più nutrimento per le foglie; il verde della clorofilla a poco a poco diminuisce, scoprendo i gialli e gli arancioni, fino alla naturale caduta della foglia.

I profumi del bosco avvolgono la Riviera

Il frizzante clima settembrino dice che l’estate è finita e che la provincia di Savona si avvia ad entrare in una nuova, affascinante, coinvolgente stagione: l’autunno. Una stagione che profuma di funghi, di zuppe fumanti, di farinata, magari bianca, fatta di farina di grano, una caratteristica di Savona, il vero piatto che caratterizza un territorio.

Una stagione che ha come colonna sonora il crepito delle foglie secche da calpestare allegramente nei boschi dell’entroterra o lungo i viali della cittadine. Una stagione che ha come colori i gialli delle foglie secchie, il rosso dei tramonti, i funghi, appunto, le castagne ma anche i tartufi, i corbezzoli, il mosto.

Una stagione che, in provincia di Savona, non è sinonimo di letargo. Anzi. E’ la stagione che meglio è capace di mostrare le bellezza della natura, della storia, dell’arte. Senza la frenesia dell’estate, con la magia della luce che porta all’inverno, la Liguria si lascia ammirare da chi è capace di coglierne le sfumature, le bellezze nascoste.

Benvenuti in provincia di Savona per una vacanza d’autunno.

 

IL CONDIGLIONE SPOSA I SAPORI DEL MONDO CON LA RIVIERA

IL CONDIGLIONE SPOSA I SAPORI DEL MONDO CON LA RIVIERA

Un territorio, lo abbiamo già detto nei mesi scorsi, è anche quello che mangia. Non solo perché l’uomo è quel che mangia, come disse un grande medico-filosofo dell’antichità, ma anche per fotografare quel che siamo oggi. E allora il piatto tipico dell’estate in provincia di Savona è lo specchio fedele del carattere dei suoi abitanti, della loro capacità di aprirsi al mondo, al turismo, mantenendo sempre le proprie tradizioni. Parliamo del condiglione, u cundijun, scrivetelo e pronunciatelo come volete, e soprattutto fatelo come più vi piace. Rispettando, però, alcuni degli elementi essenziali. A cominciare dal pomodoro. Se è un cuore di bue, dalla pellicina fine fine e con pochi semini, carnoso e saporito (ovviamente deve essere coltivato nella Piana di Albenga, possiamo fare delle eccezioni se cresce in altre zone della provincia), avete fatto bingo. Il pomodoro, si diceva, simbolo della dieta mediterranea ma… extracomunitario, nuovo arrivato dalle Americhe, scoperte per un errore dal genovese-savonese Cristoforo Colombo. Il pomodoro che arriva da lontano simboleggia l’apertura al mondo dei savonesi, riservati e tradizionalisti ma non ottusi, aperti al mondo. Una riprova? Il basilico, necessario al condiglione, anche lui simbolo mediterraneo che arriva però dall’Oriente. Nella vostra insalata estiva non potranno mancare peperoni, cipolla e cetrioli e, soprattutto, una manciata di olive taggiasche, capperi, acciughe, vale a dire la tradizione che unisce terra e mare di questa terra a volte arsa ma ricca di sapori e profumi. E su tutto un filo di olio extravergine di olive liguri, un abbraccio dorato capace di unire.

P.S. Volendo, la ricetta genovese lo prevede, pezzetti di pane raffermo che poi si bagnerà di olio e succhi delle verdure. Accompagnare con un bicchiere di pigato o di vermentino, rigorosamente savonese, fresco. Buona vacanza.

La Riviera, un teatro sotto le stelle

LA RIVIERA, UN TEATRO SOTTO LE STELLE

La Riviera Savonese? Un grande palcoscenico. No, non è una frase pubblicitaria per promuovere un paesaggio, uno scorcio. E’ proprio la realtà di questo tratto di Liguria. Un palcoscenico naturale dove, con la bella stagione, vengono rappresentate le commedie dell’estate. Quelle, senza un copione, degli amori che nascono e finiscono in spiaggia, di notte, con la complicità della luna, e quelle che invece un copione lo hanno, magari scritto da Shakespeare, Pirandello, Govi o qualche sconosciuto commediografo di provincia che porta in scena grandezze e miserie umane. Certo, il palcoscenico per eccellenza è quello, suggestivo e irraggiungibile, di piazza Sant’Agostino a Verezzi, dove non a caso sono passati e continuano a passare tutti i grandi del teatro. Ma l’amore verso la prosa del Savonese ha fatto sì che tanti altri scorci diventassero palcoscenici  capaci di emozionare. Dalle Grotte di Toirano, di Borgio, di Bergeggi (anche se lì si chiama Galleria del treno), ai boschi di Stella, ai centri storici di Albenga e Albissola e via dicendo. Un amore antico quello del Savonese per il teatro, un amore che ha coinvolto gli ospiti che, a ogni stagione, rispondono con entusiasmo, sia che si tratti di un classico sia che si porti in scena una storia per bambini. Una magia che si ripete ogni estate, non appena si apre il palcoscenico.

Anche la Riviera ha i suoi muri. Ma non dividono

ANCHE LA RIVIERA HA I SUOI MURI. MA NON DIVIDONO

 Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d’orto,

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli, frusci di serpi.

Ebbene sì, siamo anche noi rivieraschi un popolo di costruttori di muri, di muretti, per la verità, a secco, senza cemento e calce, ma capaci di sfidare il tempo e la natura per secoli. Ma i nostri muri, poetici al punto di ispirare il premio Nobel Eugenio Montale in una delle sue poesie più conosciute, non sono stati eretti per dividere. Tutt’altro, sono serviti a strappare un po’ di terra, le fasce, a questa splendida terra di mare e colline ma avara, secca. Sono nati, insomma, per tenere assieme uomo e natura. Così, con i muretti, i liguri hanno disegnato il loro paesaggio, lo hanno fatto con la terra, le pietre, il sudore e il sangue della fatica di uomini e donne. Ma è questo paesaggio che oggi, grazie ai nostri avi, possiamo offrire al turista, é unico al mondo. Provate, se ne avete la possibilità, a fare un giro in barca e ad ammirare la provincia di Savona, la sua prima collina, dal mare. Scoprirete come quelle pietre, sistemate una sopra l’altra come un gioco di costruzioni per bambini, abbiano davvero creato una terra magica, dura, un po’ introversa. Accogliente con i suoi ulivi secolari. Come noi liguri, brontoloni ma capaci di accogliere il turista magari non con falsi sorrisi ma con strette di mano poderose. Chi arriva in Riviera, per noi, non sono turisti. Sono amici.

Basilico, profumo di Riviera

BASILICO, PROFUMO DI RIVIERA

La Primavera in Riviera è un’esplosione di colori. Sembra quasi che un pittore folle abbia deciso di rovesciare la sua tavolozza su campi, balconi, aiuole. E così tutta la provincia di Savona è colorata di rosso, di giallo, di viola, con sfumature difficilmente raccontabili. E accanto al fantasmagorico giro di colori c’è, naturalmente, il profumo, anzi i profumi dei fiori: quello dolciastro dei petali di campo, quello più intenso e acre delle erbe aromatiche, quasi dei segnali odorosi di questa terra baciata dal sole, accarezzata dal mare e abbracciata dalle montagne. Ma su tutti i profumi uno svetta e caratterizza la primavera in Riviera: quello del basilico. Le foglioline che danno vita al pesto, sono il vero simbolo della freschezza e dello spirito della Riviera. Aspro, dolciastro nello stesso tempo, e affascinante, misterioso, ma capace di grandi suggestioni e di dare grandi sapori. Lo spirito di chi sa mescolarsi con altri elementi, l’aglio nel pesto, ad esempio, per dare vita a nuove ed entusiasmanti creazioni. E la Riviera, capace appunto di mescolarsi con i suoi turisti, con i suoi ospiti e dare vita non più ad un’attività economica ma ad una amicizia che resisterà nel tempo.

Io sono il vento, complice degli innamorati

Io sono il vento. Soffio, più o meno forte, in tutto il mondo. Ma è qui, in questo angolo di Liguria, che mi sento a casa. Ed è qui che soffio, mai troppo freddo e mai troppo caldo, per pulire il cielo e far scoprire l’azzurro limpido dell’orizzonte. E’ qui, in Riviera, che le mie “sciusciate” possono aiutare ad innamorarsi. La sera, d’estate soprattutto, un mio piccolo soffio rinfresca, fa venire la “pelle d’oca”, fa venire voglia, mentre si passeggia sul lungomare, di stringersi al braccio di lei o di lui. Insomma, un aiutino…

Io sono il vento. Soffio sulle vele delle barche che si sfidano o che, semplicemente, scivolano sul mare, girando attorno all’Isola Gallinara e a quella di Bergeggi. Soffio sui grandi triangoli dei windsurf, capaci di evoluzioni acrobatiche. Soffio sulle vele dei kate-surf, ultima frontiera dell’uomo per rendere umano il mito di Icaro. E soffio, sui monti, sulle ali dei parapendii che si librano nel vuoto e raggiungono il cielo, sfidando le aquile e i falchi.

Io sono il vento. Soffio tra gli uliveti, giro le foglie e coloro d’argento le colline, soffio sulle cime dei monti e modello le nuvole, basta che alziate gli occhi al cielo per vedere i miei disegni. Cosa disegno? Quello che volete vederci.

Io sono il vento. E qui, in Riviera, sono amico di tutti. Mi festeggiano in tanti, soprattutto in primavera, ma i più felici sono i bambini che grazie alle mie soffiate fanno volare i loro aquiloni. Bambini, beh, mica solo loro! Ci sono bambini di 60 anni che costruiscono veri capolavori che io faccio alzare in cielo sulle spiagge di Spotorno, Ceriale, Andora e ovunque mi festeggino.

Io sono il vento. E vivo in Riviera. Conosciamoci. Diventeremo amici.

Alta Via dei Monti Liguri, una suggestiva alternativa al traffico dell’Aurelia

E’ la vera alternativa all’Aurelia, certo, non la si fa in auto, ma vuoi mettere il fascino… L’Alta via dei Monti Liguri è la strada che collega tutta la regione attraverso Alpi e Appennino. Uno spettacolo che si può percorrere a tappe, a piedi, in mountain bike o a cavallo. Sono anche queste cose, questi paesaggi, questi ambienti che fanno un territorio, la sua accoglienza, la sua storia.

Migliaia di chilometri di sentieri e mulattiere, percorribili tutto l’anno, che collegano le estremità della riviera ligure da Ventimiglia a Ceparana. Ma è in provincia di Savona, dal passo del Ginestro al Monte Beigua, che si può fare un viaggio, lento e affascinante, tra costa ed entroterra, tra Alpi ed  Appennini, tra mare e cielo, lungo praterie erbose, in un ambiente aspro e dolce allo stesso tempo dove le strade carrabili, spesso, non sono mai arrivate. L’Alta Via dei Monti Liguri è l’itinerario perfetto per tutti: per coloro che vogliono scoprire gli angoli più reconditi dell’entroterra, per chi è in cerca d’avventura, per chi vuole passare un tranquillo week end a contatto con la natura o per la famiglia in gita domenicale. Il segnavia – la bandierina bianco/rossa con la scritta “AV” al centro –  individua e caratterizza  il tracciato, disegnando una grande strada verde dove crinali soleggiati si alternano a boschi ombrosi e, talvolta, nebbie orografiche creano forme e atmosfere surreali, un percorso unico da cui è possibile ammirare, nello stesso momento, la Corsica, il Monviso e il Massiccio del Monte Rosa. Si può scoprire l’antica sacralità di Castellermo, il monte che domina la valle Arroscia savonese, le bellezze ambientali e storiche dell’Alta Val Bormida, il Melogno, il Giogo.

Ogni tappa dell’Alta Via Dei Monti Liguri, in provincia di Savona, può rappresentare l’occasione per organizzare la visita ad un borgo, un castello, un museo, ma anche per partecipare ad una delle tradizionali feste e sagre che, in tutte le stagioni dell’anno, animano il territorio ligure.

Poi c’è la natura. Insieme ai Siti della Rete Natura 2000 Comunitaria, al sistema dei parchi e alla rete ecologica regionale, l’Alta Via costituisce un “corridoio di connessione” per eccellenza, prezioso in particolare per la macrofauna. Non a caso, nel 2004, un lupo dotato di radiocollare ha migrato dall’Appennino emiliano alle Alpi marittime usufruendo proprio di questa importante strada verde.

E proprio recentemente il tratto da Varazze al Monte Beigua è stato inserito nei dieci itinerari più belli, per camminare, in Italia secondo il Touring Club.  “In via Bianca – si legge su www.touringclub.it – si trova il segnavia contraddistinto da una croce rossa da seguire. Si sale fra orti e fasce abbandonate raggiungendo la chiesetta di S. Giuseppe (164 m) si continua su mulattiera nel bosco sino alla cappella del Beato Jacopo (318 m) e si raggiunge il Passo Valle (368 m) e quindi il Passo del Muraglione (395 m), da dove si prosegue verso Le Faie. Oltre il bivio per Alpicella si continua in salita tra castagni e roverelle sino al Rifugio di Pra Riondo. Si prende il sentiero che segue il crinale ampio e panoramico (Alta Via del Monti Liguri), tra cespugli di erica e rocce affioranti, poi costeggia la pineta sulle pendici del monte Pria Faia. Si supera una faggeta ai piedi del Monte Cavalli e si sale tra faggi per praterie raggiungendo la vetta del Monte Beigua (1289 m). Panorama splendido”, conclude il portale dedicato ai viaggi.

Torta Pasqualina: una ricetta che unisce tutta la Liguria

Un territorio è anche quello che mangia. Quello che lo nutre tutti i giorni, che gli dà la forza, la fantasia, la volontà, e quello che lo nutre nei giorni di festa, quando c’è bisogno non solo di introdurre calorie per il corpo ma medicine per lo spirito. E’ allora che il cibo, oltre che cultura, diventa rito. A Pasqua la cucina ligure ha il richiamo alla festività già nel nome del suo piatto tipico: la torta pasqualina. E’, se vogliamo, una delle poche cose che unisce realmente l’intera regione, ed è pur vero che ogni famiglia ha la sua ricetta esclusiva ma, da Ventimiglia a Sarzana, è forse l’unico piatto irrinunciabile del pranzo pasquale. Poi, certo, c’è chi la preferisce di carciofi, quelli spinosi, tenerissimi, di Albenga, chi di bietole, chi di erbette e chi un mix, ma il suo profumo, i suoi colori, il suo sapore sono unici. I colori sono il riassunto della Liguria, con il giallo dell’uovo ormai sodato in formo che richiama il sole, i verdi della verdura che ricordano il mare e la collina. I profumi, di forno, di olio, di maggiorana e orti sono un trionfo della primavera, della natura che torna prepotentemente a rinascere dopo i rigori (quest’anno nemmeno tanto, ad onor del vero) dell’inverno.

Poi, ovviamente, c’è la tradizione. Quella gastronomica, senza dubbio, ma anche quella culturale e religiosa. Nella torta pasqualina entra con decisione l’uovo, simbolo della Pasqua cattolica, e, soprattutto, le sfoglie che servono a comporla, 33, come gli anni di Cristo. Certo, oggi non sono certamente molti quelli che realizzano la torta pasqualina con 33 sfoglie ma tant’è, così vorrebbe la tradizione.

L’esistenza della torta pasqualina genovese è documentata dal XVI secolo, quando il letterato Ortensio Lando la cita nel Catalogo delli inventori delle cose che si mangiano et si bevano. Allora era nota come gattafura, perché le gatte volentieri le furano et vaghe ne sono, ma anche lo stesso scrittore ne era ghiotto tanto da scrivere: “A me piacquero più che all’orso il miele”.

Nei secoli scorsi uova e formaggio, ingredienti essenziali della pasqualina, erano alimenti che si consumavano solo nelle grandi ricorrenze.

Un territorio nel segno dell’olio

Duemila anni di storia. Un territorio, la sua gente, parla anche attraverso il suo paesaggio e la provincia di Savona è, in gran parte, oliveti e olio. I Liguri conoscevano l’olio, prodotto nelle colonie greche in Italia, commercializzato dagli Etruschi, pilastro della cultura mediterranea. Conoscevano anche l’olivastro, il cugino selvatico dell’olivo domestico. La colonizzazione romana ha imposto le prime forme di coltivazione dell’olivo in Liguria. Il crollo dell’Impero romano non ha interrotto la pratica colturale, sopravvissuta anche per la tradizione bizantina collegata al controllo della Liguria fino all’invasione longobarda del 643 d.C. Poi, attorno all’anno 1000, la rinascita dell’olivicoltura. L’olio  è ancora fondamentale per l’illuminazione e con il cristianesimo ha un valore sacrale altissimo. In Liguria la coltivazione rimane a lungo marginale o, meglio, in “aggregato” ad altre colture dominanti, come vite, frutta, seminativi. Ma Genova si espande con il suo potere, controlla gran parte delle Riviere, ha bisogno di vino e olio. La selezione delle cultivar avviene per mano di grandi proprietari: non solo ordini religiosi con vasti terreni da porre a coltura ed affittare, ma anche proprietari terrieri maggiori. Il fenomeno del terrazzamento assume dimensioni grandiose: la cultura della pietra distingue le Riviere anche a livello paesaggistico. E nelle terrazze Benedettini e Cistercensi fanno piantare l’olivo. Si affinano le cultivar, la taggiasca, la lavagnina, la pinola. Cambia il paesaggio, cambia l’economia. I molini da grano diventano anche frantoi, la produzione d’olio cresce in modo esponenziale, alimentando un traffico di carattere europeo. L’olio serve per illuminare, per l’alimentazione, per la conservazione di cibi, per lubrificare, per la cosmesi e la medicina e soprattutto per lavorare la lana. I residui di lavorazione possono servire per la produzione del sapone, per il riscaldamento e per ottenere ulteriore olio di minore qualità, detto lampante. Si crea una dimensione etnografica radicata nella cultura ligure. Nel XIX secolo nascono le grandi aziende capaci di produrre molti quintali di olio d’oliva e di esportare anche oltreoceano, in coloratissime lattine di banda stagnata. Nascono nuovi mercati, favoriti dalla presenza degli emigrati italiani. La storia recente ci insegna come l’olio extravergine di oliva sia necessario alla cultura gastronomica mediterranea. Una cultura salutare, benefica. Una cultura che ha bisogno del migliore olio ottenuto con mezzi meccanici dalla sola oliva. Un prodotto che ti permette di ritrovare gli alberi, secolari, che te lo danno. Uno per uno.

Benvenuti in provincia di Savona.