31/03/2026 - 22:42
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Turismo organizzato, la metamorfosi è servita

E se fosse troppo presto per parlare di una nuova geografia dei viaggi? Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente sta certamente avendo delle ripercussioni inevitabili nel settore, ma c’è chi pensa che sia ancora prematuro parlare “di una nuova geografia turistica già consolidata. La crisi è troppo recente e troppo dinamica per consentire oggi una lettura definitiva degli spostamenti di mercato – sostiene Domenico Pellegrino, presidente di Aidit -. Quello che vediamo con chiarezza è un rapido adattamento della domanda“.

Nel senso che le aree oggi percepite come “impraticabili o troppo esposte escono immediatamente dal radar del consumatore, mentre cresce l’attenzione verso destinazioni più rassicuranti, più accessibili e meglio servite”. Ecco perché secondo Pellegrino sarebbe “un errore leggere questa fase come una semplice sostituzione di mete”. E’ molto di più: “Siamo di fronte a una perturbazione profonda che incide insieme sulla mobilità, sulla fiducia, sui costi e sulla percezione generale di sicurezza”.

Un turismo più prudente

Una fase “particolarmente delicata per il turismo organizzato – commenta Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi -, il quadro è in evoluzione e potrebbe aggravarsi in caso di prosecuzione del conflitto e di un eventuale rialzo delle tariffe aeree”. In ogni caso, la crisi in Medio Oriente sta spingendo i viaggiatori verso “un turismo più prudente, con scelte meno rischiose, più vicine o consolidate”.

Ovviamente dall’inizio della guerra, le agenzie di viaggi stanno registrando la cancellazione verso le destinazioni direttamente coinvolte dalla crisi in Medio Oriente e zone limitrofe, ma Rebecchi aggiunge che “sono in flessione anche numerose mete di lungo raggio, verso l’Asia e l’Oceania, per le aree che nei collegamenti tra Europa e Oriente utilizzano come hub strategici gli aeroporti di Dubai, Doha e Abu Dhabi”.

Secondo Luana De Angelis, vicepresidente Fiavet, ci si deve aspettare una geografia “dettata più dalla logistica aerea che dal semplice desiderio. La chiusura di molti corridoi aerei sopra il Medio Oriente sta ridisegnando le rotte: viaggiare verso Oriente è diventato complesso perché i voli devono essere diretti e spesso non si trovano”.

Nella sua analisi De Angelis afferma che la nuova geografia si sta spostando “con decisione verso l’Atlantico e l’Occidente, o verso mete europee e mediterranee raggiungibili con rotte sicure”. L’Italia, in questo scenario, resta “il porto sicuro per eccellenza, ma anche il resto d’Europa sta vedendo una riconsiderazione dei flussi”.

A parlare di numeri è Fulvio Avataneo, presidente di Aiav. A suo dire l’impatto sull’estate sarà principalmente “sull’Italia e, in secondo luogo, sul trasporto aereo, e in entrambi i casi sarà di carattere sostanzialmente economico: le prime indicazioni sui costi delle vacanze in Italia segnalano un incremento medio del 5/6% rispetto al 2025, mentre già si possono riscontrare gli aumenti dei vettori dovuti al costo del carburante. E crediamo che buona parte delle destinazioni turistiche saranno ‘contagiate’ dallo stesso aumento della spesa per il turista”.

Il sentiment della clientela

In tutto ciò come sta reagendo la clientela? Da Fiavet non si nasconde che “l’impatto è forte. Non c’è un blocco totale, ma una ‘paralisi decisionale‘ per certe aree che ci porterà a lavorare, male, con i last minute – mette in guardia De Angelis -.  Le persone hanno paura di restare bloccate, come purtroppo è accaduto”. Timore che condiziona “pesantemente le nuove prenotazioni”. La sicurezza del viaggio è tornata a essere “il primo requisito, superando anche il prezzo. In questo clima, il valore della consulenza professionale in agenzia è l’unico vero scudo per il viaggiatore: il fai-da-te in questo momento è un rischio che quasi nessuno vuole più correre”.

Se l’impatto sul sentiment “è forte, l’impatto sulla voglia di partire molto meno – commenta Pellegrino -. Questo è il punto centrale. Gli italiani continuano a voler viaggiare, ma vogliono farlo con più tutele, più informazioni, più rassicurazioni e maggiore attenzione alla spesa”.

Ciò che osserva il manager è che “è cambiato il comportamento del cliente, non il bisogno di vacanza. E questo bisogno, a nostro avviso, resta profondo, reale e non sostituibile, perché la vacanza non è solo consumo: è benessere, riequilibrio, qualità della vita”. Anche Aidit pone l’accento sul fatto che, in una fase di alta instabilità internazionale emerge “con ancora più forza il ruolo delle agenzie di viaggi e dei tour operator: non semplici venditori di destinazioni, ma gestori della complessità, presidio di sicurezza, consulenza e protezione concreta per il viaggiatore. Nei momenti facili tutto sembra intercambiabile; nei momenti difficili si vede chiaramente la differenza tra il turismo organizzato e l’improvvisazione”.

Prenotazioni in calo

Allo stesso modo è inutile nascondere “il calo delle prenotazioni – riconosce Avataneo -, ma la sensazione è che i timori nel medio-lungo termine non siano legati tanto alla geopolitica, quanto all’inflazione e al rischio di un rallentamento generale dell’economia“, avverte il manager.

Ciò che viene notato è “una tendenza generale all’attesa, motivata dalla necessità di comprendere l’evoluzione dei costi legati ai trasporti, alle bollette, al carrello della spesa. La nostra convinzione è che, risolti questi dilemmi, la crisi potrebbe essere decisamente contenibile”.

In linea la fotografia scattata da Assoviaggi, per il quale il mercato turistico è “in una fase di stallo, si respira un clima di incertezza e prudenza con clienti più cauti, maggiormente attenti alla sicurezza e meno propensi a prenotare per ridurre la propensione al rischio, soprattutto per mete percepite come instabili. Le flessioni più marcate si osservano sul lungo raggio, in particolare verso l’Asia, il Medio Oriente, l’Egitto e l’Oceania”, ma il quadro resta in evoluzione.

Rebecchi confida “in una ripresa delle prenotazioni anche se il blocco di queste settimane inciderà particolarmente sui fatturati e sulla marginalità delle agenzie di viaggi, ma è evidente che tutto dipende dal protrarsi del conflitto in Medio Oriente”.

Cancellazioni o riprotezioni?

Oltre allo stato di prudenza generale, chi aveva prenotato una vacanza nel Golfo quale opzione ha scelto maggiormente tra cancellazione e riprotezione?

Sulla base delle testimonianze raccolte dal fronte associativo, nella fase immediatamente successiva all’attacco i viaggiatori hanno optato “per la riprotezione, ma dopo i primi dieci-quindici giorni hanno iniziato a chiedere la cancellazione con rimborso, che può essere concesso ovviamente solo nei casi previsti dal Codice del Turismo – osserva Avataneo -: non sono infatti mancate richieste di cancellazione di pacchetti verso destinazioni totalmente scollegate dalla crisi in atto”.

Pellegrino conferma che in questa fase prevale la “richiesta di riprotezione, quando naturalmente esiste un’alternativa credibile, sicura e qualitativa”. Il manager lo vede come “un passaggio molto importante, perché ci dice che gli italiani non hanno perso la voglia di viaggiare: chiedono piuttosto di essere accompagnati verso una soluzione diversa, che consenta di salvaguardare la vacanza senza esporsi a ulteriori rischi o incertezze”. Le cancellazioni ovviamente ci sono, “è inevitabile, ma il dato prevalente è che il cliente cerca protezione, consulenza e capacità di ripianificazione. Ed è proprio qui che il turismo organizzato esprime il suo valore”.

Ovviamente le cancellazioni richieste nell’area del Golfo sono “pressochè totali anche per effetto della chiusura di spazi aerei e aeroporti – commenta Rebecchi -. Nelle zone limitrofe, ma non interessate direttamente dal conflitto, invece, la richiesta di riprotezione è comunque diffusa, segno che il cliente vuole ancora viaggiare, seppur cambiando meta”.

De Angelis restituisce dei comportamenti più disparati da parte della clientela. fermo restando che c’è “molta prudenza, molti clienti, spaventati dall’instabilità geopolitica e dai problemi oggettivi legati ai voli, stanno optando per la riprotezione su mete diverse, altri cancellano inspiegabilmente mete europee – afferma -, altri ancora chiedono, ad esempio, di andare alle Maldive e non si trova il volo”.

Come si può intuire “non è un passaggio semplice: c’è anche chi cerca il prodotto di lusso che trovava in certe aree del Golfo e non accetta facilmente sostituzioni di livello inferiore”. Ancora una volta il ruolo delle adv è fondamentale “per mediare, per non far perdere il valore del viaggio, cercando di garantire standard qualitativi simili in aree geografiche totalmente differenti”.

Cosa cerca la clientela

La situazione oggi è migliorata, rispetto ai primi giorni di blocco totale dei collegamenti aerei. Adesso si possono proporre “quasi tutte le destinazioni, perché le compagnie hanno ormai riconsiderato rotte scali“, afferma Avataneo. Si valutano quindi proposte diversificate in funzione “del percepito del cliente, della sua possibilità di spesa, del clima e della tipologia di vacanza desiderata”. Un dato che emerge è che, “nonostante la flessione quantitativa, dal punto di vista qualitativo le richieste non sono cambiate rispetto allo scorso anno”.

Le agenzie di viaggi orientano i clienti verso “Canarie, Spagna, Grecia, Italia, Capo Verde, Marocco, ma anche verso il lungo raggio sicuro – dice Rebecchi – cioè in aree geopoliticamente stabili”.

Pellegrino invita però a considerare che “le alternative non si costruiscono mai in modo meccanico. Come Aidit riteniamo che oggi ogni proposta debba fondarsi su tre criteri essenziali: sicurezza, qualità dell’esperienza e sostenibilità economica. Il compito dell’operatore serio non è semplicemente spostare un cliente da una meta a un’altra – osserva -, ma preservare il valore complessivo della vacanza, offrendo soluzioni credibili, serene e accessibili. Per questo si lavora su destinazioni che garantiscano affidabilità dei collegamenti, chiarezza operativa e una percezione di stabilità coerente con il momento”.

Per chi cerca il mare e il clima caldo, le alternative “si spostano verso Canarie, Capo Verde o i Caraibi – elenca De Angelis -, rotte che passano sopra l’Atlantico e sono percepite come più lineari in questo momento”. Per chi guarda all’estate, Fiavet sta orientando le proposte “verso il Mediterraneo Occidentale e il Nord Europa”.

Per il lungo raggio Aiav registra movimento verso “Stati Uniti, Canada e Oriente, con la Thailandia che non perde appeal. E poi le mete europee e l’Italia, che torna da padrona incontrastata sulla domanda turistica”.

Rassicurazione e accessibilità

Le scelte ricadono principalmente su mete che garantiscono “una logistica semplice“, dice Fiavet. Molti viaggiatori che avevano programmato il lungo raggio verso l’Oriente “stanno ripiegando su mete europee di alto livello o sul prodotto Italia d’eccellenza. Chi non vuole rinunciare al caldo sceglie i Caraibi, l’America Latina, proprio perché le rotte di volo evitano totalmente le zone di tensione. C’è un netto rifiuto, invece, per soluzioni che prevedono scali complessi o aree di sorvolo incerte”.

Le mete più scelte sono anche quelle “con il rapporto qualità-prezzo migliore”, dice Assoviaggi. Da Aidit si fa infatti presente che “oggi il cliente è forse più spaventato dal caro vita che dai rischi della mobilità in senso stretto. Il vero punto, sempre di più, è rendere la vacanza economicamente sostenibile. Quindi il mercato oggi cerca sì rassicurazione, ma anche accessibilità”.

I pacchetti ancora da riproteggere

Tra i temi affrontati anche quello del numero di pacchetti ancora da riproteggere. A fornire delle cifre in merito è Aiav che, a metà marzo, ha intervistato un campione di associati distribuito tra Nord, Centro e Sud. “I risultati proiettati su scala nazionale permettono di stimare una media tra 6-7mila pratiche da riproteggere su altre destinazioni”.

Fiavet parla di numeri “significativi e in costante aggiornamento, perché la situazione muta di giorno in giorno”, ma pone l’accento sul fatto che il “vero problema non è solo la volontà del cliente, ma la disponibilità reale: con la riduzione delle rotte e i voli che hanno cambiato piano di volo, trovare posti disponibili per riproteggere migliaia di viaggiatori è una sfida quotidiana – commenta De Angelis -. Stiamo lavorando con i tour operator per gestire queste criticità, ma la pressione sul sistema è forte”.

Aidit preferisce non fornire “numeri statici, che rischierebbero di essere superati nel giro di poche ore – motiva Pellegrino -. Il quadro evolve rapidamente e dipende dall’andamento geopolitico, dalla tenuta dei collegamenti e dalle decisioni dei vettori”. L’associazione però afferma che “il volume delle pratiche da assistere, rivedere, rinviare o riprogrammare è già molto significativo. Non siamo di fronte a una turbolenza marginale, ma a una pressione reale sull’intera filiera del turismo organizzato, che sta affrontando con grande senso di responsabilità una fase di complessità eccezionale”.

Assoviaggi fa sapere che sta monitorando, con l’aiuto del Centro Studi Turistici di Firenze, l’operatività delle agenzie “con una survey agli operatori, per avere un quadro più chiaro. Siamo comunque nell’ordine di grandezza di diverse migliaia di richieste, per quasi la metà delle quali le agenzie hanno dovuto sostenere anche costi operativi”, sottolinea Rebecchi.

Fonte Guida Viaggi