07/08/2026 - 21:11
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Turismo italiano: innovazione, sostenibilità e destagionalizzazione

Il turismo italiano non si ferma più alla stagione estiva: cresce, si trasforma e diventa sempre più digitale e sostenibile. Sul piano economico, i movimenti turistici del 2026 potrebbero generare una spesa complessiva pari a 132,7 miliardi di euro, con una crescita del 4,0% rispetto al 2025. I dati del report di Demoskopica consolidano il turismo come uno dei pilastri dell’economia nazionale capace di reggere anche in periodi di incertezza geopolitica e finanziaria.

Ma il dato più significativo non è la quantità, è la distribuzione. La stagione turistica si sta allungando: le presenze concentrate nei mesi estivi scendono al 56,9%, mentre le cosiddette “code stagionali”, ovvero i mesi di marzo-maggio e ottobre-novembre, raccolgono ormai il 29,4% delle preferenze totali. È la conferma che la destagionalizzazione, da anni obiettivo dichiarato delle politiche turistiche italiane, sta finalmente producendo risultati concreti. 

In questo contesto di crescita strutturale, il Ministero del Turismo ha scelto di investire con decisione su innovazione e sostenibilità, le due leve che determineranno la competitività del settore nei prossimi anni. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del 16 marzo 2026, il Ministero ha messo a disposizione 109 milioni di euro destinati a ristoranti, alberghi, villaggi, b&b e molte altre realtà ricettive, sotto forma di contributi a fondo perduto fino al 30% delle spese, con un massimo di 4,5 milioni di euro per progetto. L’obiettivo è chiaro: potenziare l’offerta turistica italiana puntando su quattro leve strategiche come: destagionalizzazione, digitalizzazione, sostenibilità ambientale e criteri ESG (Environmental, Social, Governance).

Possono beneficiare della misura le imprese del settore turistico in possesso di codice ATECO specifico: alberghi, villaggi turistici, ostelli, campeggi, rifugi, B&B, affittacamere, agriturismi, stabilimenti balneari, parchi tematici, strutture congressuali, ristoranti, bar e strutture termali. Le spese ammissibili includono investimenti in innovazione digitale e in sostenibilità ambientale, come sistemi di efficienza energetica, impianti per energie rinnovabili e soluzioni per la riduzione dell’impatto ambientale. 

Strettamente collegato a questo decreto è il programma Green Tour, lo strumento specificamente dedicato alla transizione ecologica delle imprese turistiche. Finanzia investimenti che migliorano la sostenibilità ambientale delle strutture ricettive e della filiera turistica nel suo complesso: dall’efficienza energetica alla gestione sostenibile delle risorse idriche, dalla mobilità a basse emissioni alla certificazione ambientale. Un programma che risponde a una domanda crescente: i turisti del 2026 vogliono esperienze autentiche e rispetto per il territorio, e le strutture più avanzate stanno già investendo in servizi smart e soluzioni a basso impatto energetico. Le domande possono essere presentate online fino al 15 settembre 2026.

Sul piano territoriale, la Regione Calabria ha aperto invece le domande per l’avviso IN.TUR. Incentivi all’occupazione nella filiera turistica. Con una dotazione di 4,5 milioni di euro, l’iniziativa sostiene le nuove assunzioni di lavoratori svantaggiati, molto svantaggiati e persone con disabilità nelle imprese del comparto turistico calabrese. Un intervento che guarda al turismo non solo come settore da innovare tecnologicamente, ma come leva concreta di inclusione sociale e occupazione qualificata nei territori in una regione che, insieme alle altre del Mezzogiorno, sta registrando tassi di crescita turistici superiori alla media nazionale. 

La combinazione di questi strumenti riflette una visione del turismo sempre più matura. Il futuro della competitività turistica italiana non si misurerà sul numero di arrivi, ma sulla capacità di generare valore diffuso sul territorio: distribuire i flussi nel corso dell’anno, valorizzare borghi e destinazioni minori, aumentare la spesa media per visitatore e prolungare la permanenza media. In questo scenario, innovazione digitale e transizione ecologica non sono obiettivi separati, ma le due facce di uno stesso investimento strategico.

Nel 2026 oltre 2.600 borghi con meno di 5.000 abitanti potrebbero accogliere circa 21,3 milioni di arrivi, con un incremento del 5,3% rispetto al 2025. La riscoperta del territorio non è più una moda passeggera ma una tendenza consolidata e gli strumenti messi in campo dal Ministero del Turismo, dalle Regioni e dai fondi europei puntano proprio a supportare queste realtà nella transizione verso un modello più competitivo, sostenibile e destagionalizzato.